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E' una silloge che mi ha particolarmente colpito per la facilità con cui l'Autore parla di cose estremamente importanti ed epocali Quasi un profeta di questi nostri tempi così schivi di semplicità, così angoscia ti da un mondo che potrebbe essere diverso, ma che non può esserlo finché sarà considerato solamente un supermerca-to universale dove anche l'umanità è soltanto una delle tante merci in vendita. Il titolo è ricavato da una raccolta interna alla pubblicazione che già da sola è un'opera compiuta, degna di essere stampata in proprio. Quasi un manifesto, ma un manifesto di una musicalità suadente che evitando compiacimenti gratuiti scava nell'animo umano e lo sorregge in questo suo dibattersi tra i marosi di quest'epoca così bassamente morale ed eticamente inconsistente. Il linguaggio di tutta l'opera è essenziale ma profondo, contemporaneo ma antico nello stesso tempo. Antico nel senso migliore del termine. Nel senso cioè della provenienza di un vissuto personale che nel dispiegarsi dei versi diventa patrimonio comune di una generazione che, come altre nel passato, ha tentato di scala re il ciclo e nel fallimento ne subisce il destino e il fascino. Mi pare di riscontrare in tutto l'impianto dell'opera un respiro, oserei dire, quasi biblico. Un respiro che si fa forte di una consapevolezza ereticamente religiosa.

Quella che gli fa aprire la silloge con la poesia "D pazzo" che ne è introduzio ne è filo conduttore. Quasi la morale favolistica di una società superficiale, virtuale, forse inesistente. "E' un lago fondo e chiaro | d'impeccabile innocenza | nobile e azzurra vi scorre | pupilla senza più ragione | diritta scorge e solca | remoti labirinti d'animo | e ignudi vermi che siamo | ci voltiamo ignorandolo".

Recensione
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