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I tre volti “torbidi” della città di Padova si ritrovano in questo libro di Michela Torcellan, il cui titolo è senz’altro più eloquente di mille parole. Una facciata fatta di perbenismo ed ottusità fa da sfondo ai tre racconti che compongono l’ intera narrazione: Il caso Carlevaris, La lippa e La mia più cara amica.

Nel primo, l’autrice riprende un evento di cronaca nera che negli anni ’70 sconvolse l’intera città; l’omicidio di Franco Carlevaris, figlio di un noto medico, ad opera della moglie Adele, condannata a 30 anni di reclusione per il reato. Tuttavia, dietro la facciata di un movente legato ad incompatibilità tra i due coniugi, scorre tutta la vita segreta del defunto, fatta di abuso di droghe, depravazione sessuale, rapporti incestuosi consumati con la sorella e premeditati con le figlie.

Decisamente troppo per una moglie alla quale non sarebbe bastato neanche il divorzio, così come non sarebbe bastata la lotta armata a dare senso alla vita della protagonista de La lippa, pur se al fianco dell’amica-leader Fiorella, presa a modello fin dall’infanzia e ritrovata nelle fasi salienti della vita.

Un vita che scorre inquieta tra le prime contestazioni liceali, l’esperienza di studentessa universitaria e ragazza madre rinnegata dalla famiglia e malvista ai più, il carcere, le minacce degli ex compagni, la fuga in Argentina che le regala 20 anni di nuova vita ed un compagno.

Solo il destino, facendo girare la ruota, la riconduce sui suoi passi di nonna affettuosa e stanca, che trova il tempo per fermarsi a compatire la vecchia compagna d’ideali, ormai anacronistica e rigida nel suo ruolo.

La stessa rigidità che troviamo nell’onorevole Tagliani dell’ultimo racconto, oggetto del desiderio della protagonista Marta.

Qui, dietro la facciata di un atteggiamento sprezzante, si nasconde un amore omosessuale che lega l’onorevole al suo autista, escludendo, di fatto, le speranze di Marta, legata ,a sua volta a doppio filo a Don Roberto, amico d’infanzia e confidente, con il quale si avvertono tutte le tensioni di un amore irrisolto che culmina in un bacio prima e nella fuga finale del prelato in Africa.

I tre racconti sono, ognuno a suo modo, i risvolti di una realtà speculare, che è quella della provincia profonda, ancorata ai propri valori tradizionali, ma anche alle convenzioni sociali ed alle ipocrisie che ne derivano.

Il merito dell’autrice sta nell’averli resi alla perfezione, usando uno stile fluido e cronachistico e lasciando a noi lettori il ruolo d’imparziali giurati.

Recensione
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