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Giochi tremendi di Angela Fabbri è un’opera decisamente anticonvenzionale, sia in merito allo stile; originale quanto basta, sia per i contenuti, che definirei “non per tutti”. Eppure il “lucido delirio” dell’autrice-protagonista, intenta a raccontarsi ed a comunicare a chi l’ascolta il proprio forte individualismo, unito ad un’ambiguità spesso ricercata, potrebbe essere quello di ogni creatura umana.

Esistono due Angela, l’ego e l’alter-ego, la luce e l’ombra, la passione ed una onnipresente e sottile vena d’amarezza, di cui l’autrice, con una profonda analisi introspettiva, rende partecipi i propri lettori.

Bella prova di originalità stilistica, come già detto, o meglio di “coraggio stilistico”, e tuttavia proprio una punteggiatura irregolare e periodi strutturalmente complessi, potrebbero costituire un limite alla piena comprensione del testo, relegandolo ad un uso strettamente riservato agli “addetti ai lavori”.

Recensione
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