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Un percorso ricco di prospettive, quello tracciato da Giuseppe Pulina, per scandagliare il rapporto di convivenza intercorso, nel tempo, tra l’uomo e “gli animali non umani” (pregnante definizione proposta dal filosofo americano Robert Nozick), e per ricostruire come esso sia stato percepito e interpretato dai pensatori nelle varie epoche. L’analisi si concentra su cani, lupi (“Lupus in tabula”), balene, asini, maiali, gatti, api (il cui linguaggio e la cui danza hanno tanto stimolato le ricerche dei linguisti), cavalli, elefanti, tartarughe, oranghi, tonni, uccelli, farfalle, serpenti… e su animali di fantasia. Spesso all’animale è stato assegnato un ruolo di finto protagonista, mentre, in realtà, si voleva parlare d’altro, di argomenti strettamente umani, di vizi e virtù. Non di rado è stato utilizzato alla stregua di una “cavia filosofica”, come osserva l’autore.
Inoltre, spicca il capitoletto “Cinofilosofia”: partendo dall’autoidentificazione del filosofo cinico con il cane, ci si sofferma poi sull’abilità dialettica canina, e alla fine ci si chiede se il migliore amico dell’uomo sia in grado di mentire. Larga parte del libro è dedicata all’universo onirico, ripercorrendo, tra gli altri, anche i contributi di Darwin, Schopenhauer e Freud: “La descrizione di Lucrezio ci proietta all’interno di una vera e propria scena di caccia, che tale rimane sino a quando i cani non riaprono gli occhi e, ancora sopiti nel dormiveglia, «seguono l’immagine illusoria d’un cervo, come se lo vedessero fuggire, finché l’errore si dissipa e ritornano in sé.». Il sogno rappresenterebbe, anche per i cani, l’appagamento di un desiderio: “E allora se un cane muove la coda nel sonno, potrebbe significare che fa la posta a un coniglio o che sta per addentare un bell’osso immaginario o, peggio ancora, che ha un conto in sospeso con il padrone che lo tiene stecchetto”! Animali e filosofi tengono desta l’attenzione del lettore sino all’ultima riga dell’ultima pagina: infatti, l’appendice bibliografica assume la curiosa forma de “La biblioteca di Noè”. Così scopriamo che Plutarco fu uno dei primi teorici del vegetarianesimo e che a lui si devono opere importanti per la causa animalista. A chiudere la panoramica, le vibranti parole di Tom Regan: “Ciò che dobbiamo ammettere – la verità che dobbiamo rimarcare è che, proprio come i neri non esistono in funzione dei bianchi, o le donne in funzione degli uomini, così gli animali non esistono in funzione dell’uomo”. Questa stimolante lettura ci induce a valutare da nuove angolazioni il nostro rapporto con gli animali. E non va dimenticato, considerando il divario persistente tra conoscenza filosofica e pensiero poetico, che il pensiero dell’animale (e per molti sarà una sorpresa) si colloca sulla scia della poesia. |
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