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L’enunciato di Francesca Pellegrino, breve silloge accolta nella collana “Donne in poesia” curata da Elisa Davoglio, spinge il lettore in direzioni diverse, lo induce a molteplici riflessioni. In tale opera la parola subisce un processo di svecchiamento e, parimenti, la punteggiatura lisa riacquista nuova linfa. Neologismi e una punteggiatura creativa, dunque, sono i punti di forza e di originalità di questa giovane poetessa. “In principio” «ci vuole talento e pazienza», leggiamo, ma «talento e pazienza» emergono in ogni segmento versicolare di queste liriche.

Poiché la prosa quotidiana fa il suo ingresso in poesia, occorre tenere ben salda la consapevolezza che ci sono «l’inizio, la fine e la vita in mezzo.». Le prospettive vanno, comunque, rovesciate, riscoperte. L’«acqua che incendia il cristallo» potrebbe fare da sfondo a innumerevoli enunciati.

La dimensione onirica rivela una sua ambiguità intrinseca; di conseguenza, in “solitudinaRia”, leggiamo: «morivo incinta di me | ogni volta che (.) || dimentica sognavo».

Seguono versi intrisi di toni dubitativi. Il problema della propria identità solleva interrogativi cui lo specchio infedele risponde soltanto inducendo a porre ulteriori quesiti. Invisibili «squarci-catrici» (parola cara a Jack Kerouac) creano attrito in una interiorità sfuggente, amplesso di se stessa. Ponti vengono gettati in ogni direzione, ma non di rado essi cadono nel vuoto.

L’enigma che ognuno racchiude dentro di sé fa ammettere alla poetessa: «forte e chiaro: ho paura!»…«E si finisce cenere | a chiedersi | quando è stato questo buio?» (dall’“incendiaRia”). È una continua lotta tra la fuga del tempo e La persistenza della memoria (citando un’opera di Salvador Dalì, alludendo a concetti da lui sviscerati).

Atmosfere invernali e sensazioni d’abbandono nutrono l’Enunciato; in “smemoraRia”, la giovane poetessa confessa: «mi urla nel cuore il male muto del mondo»; «non ho anime sufficienti | a pagare questo debito d’amore | carezze alla solitudine».

L’enunciato di Francesca Pellegrino cattura il tempo che fugge in versi di clessidra. Tra un segmento versicolare e l’altro, pare di sentire il rumore impercettibile della sabbia che fuoriesce, filtrata da un’invisibile ferita del vetro.

In quel vetro le umane contraddizioni e inadeguatezze hanno aperto un foro da cui viene distillata la linfa vitale. A poco a poco però, anche quando tale linfa pare sul punto di esaurirsi, sgorgano nuovi versi, nuovi enunciati, ulteriori possibilità.

Recensione
L’enunciato
poesia 
Autori
Francesca Pellegrino
Edizione:
Libraria Padovana Editrice / Chelsea Editions
Padova / New York 2008

pp. 16

Recensione a cura di
Claudia Manuela Turco
Pubblicata su:
Literary nr.7/2008
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