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Alla lettura di Other Signs, Other Circles di Annamaria Ferramosca (A Selection of Poems: 1990-2009) veniamo introdotti da Anamaria Crowe Serrano, che è anche traduttrice di quest’opera dal titolo suggestivo. Il lettore potrà apprezzare questi versi sia in italiano, sia in inglese, rimanendone ugualmente affascinato.

Nel volume sono radunate poesie appartenenti a diverse raccolte e alcuni inediti. Le sillogi precedentemente pubblicate, da cui sono state estratte le poesie in questa occasione  riproposte, sono: Il versante vero (Fermenti, 1999), Porte / Doors (Edizioni del Leone, 2002; in versione bilingue, con traduzione di Riccardo Duranti e Anamaria Crowe Serrano), Curve di livello (Marsilio, 2006). Per avere un quadro complessivo del tomo, a queste sezioni va aggiunta, alla fine, quella relativa alle “Poesie inedite”, che raduna materiali risalenti agli anni 2007, 2008 e 2009.

Dal versante vero possiamo cogliere subito i segni lasciati dai passaggi, le traiettorie incompiute, il cerchio che, comunque, si chiude.

In “Metropolitana” volti sconosciuti, reali ma impenetrabili, catturano l’attenzione della poetessa (sono i Brevi incontri in autobus di cui scrive anche Ferdinando Banchini), «come genesi di mondi». Andare a piedi e servirsi dei mezzi pubblici (espediente narrativo usato da Andrea G. Pinketts, per esempio, con il personaggio di Lazzaro Santandrea) offre spesso, oltre che quotidiane occasioni di incontro e di contatto, seppur fugace, spunti interessanti per il poeta che, anticipando quanto leggeremo negli inediti, potrebbe persino dimenticarsi della propria automobile parcheggiata in qualche vicolo anonimo (per una volta, l’umanità a scapito della tecnologia, verrebbe da dire).

Tra i frammenti più efficaci del versante vero, spicca “La tua vita è un’arancia” (anche solo il titolo è già una poesia): «Il tuo arco di vita un incendio, ragazza. | Tieni abbracciato il mondo | coi capelli che cantano!». La vita agonizzante, non di rado, “Accade di vedere”: «Come incastonata | sulla porta marcita | una falena tremante (un pezzo d’ala falciato | piccola vuota tessera nel mosaico) | aspetta la fine, | beve un ultimo raggio». E, di quell’agonia, pochi si accorgono.

Le incessanti metamorfosi del divenire conducono, inesorabili, verso la “Fine”: talvolta un’immagine vale più di mille parole: «La custodia dell’ombra è terminata»; talaltra «son le parole a rivelare | l’enorme vacuità delle promesse». E, qualche volta, le immagini incastonate in questi versi possono persino farsi liquide (“Sorveglio l’acqua”), senza ridurre la loro forza e incisività. Forza e incisività che caratterizzano la poesia di Annamaria Ferramosca, senza mai perdere il tocco femminile. Lenti rosa non del facile ottimismo, bensì di una consapevolezza che non dimentica, ma che vuole comunque equilibrare le forze contrapposte, nel gioco dell’esistere, le lenti indossate dalla poetessa, per catturare la sua visione del mondo.

Il viaggio prosegue attraverso le Porte, mentre riscopriamo L’arte di tacere, come direbbe l’abate Dinouart: “Il silenzio come difesa della propria identità”. Ma anche come identità della parola, poiché, afferma Annamaria Ferramosca, «la parola vera nasce dal silenzio»…«Dopo lo sperpero dei segni».

«Tutto quel che vedo mi sopravviverà.», scriveva Anna Achmatova, ma l’uomo contemporaneo, il «ben pettinato cadavere» cariano, non accetta limiti imposti, e non si autolimita. Rimane la voce del poeta, la sua consapevolezza. Segni di parole vengono lasciati a testimonianza di un passaggio; cerchi si liberano al «canto di nenie circolari» («Se fosse»), mentre «l’ago scompiglia il nucleo», per creare “Organismi geneticamente modificati”: «mosaico di natura snatura | m’innesto ali d’aquila, di certo | un cuore di leone | longevità di tartaruga | Volo | Pluripotente vivo | A lungo sopravvivo».

Non rimane che «scrivere nell’ombra | come sul pavimento di una cattedrale | a decifrare segni nel segreto | consunti per troppo amore | Scrivo in ginocchio | il gemito dei frutti al nascere | il rombo dei rami che sovrastano»…«- piume d’angeli | le dita di chi scrive».

Poco dopo, sono le Curve di livello ad accoglierci: «Ancora siano i segni sulle pagine | a traghettare il tempo». Comunque, trovare coordinate di riferimento è sempre ardua impresa: «Sebbene la mia carta sia disposta | col margine superiore volto a nord | non ritrovo né oriente né occidente | La carta sembra ormai dis-orientata».

Anche seguendo queste Curve, ci viene restituita l’immagine di una donna «Vulnerabile e potente» al tempo stesso.

L’ultima tappa del viaggio regala ulteriori perle, inedite (tali prima di questa pubblicazione), altri segni con i quali la poetessa vuole, da subito, rendere partecipe il lettore, attivare un reciproco scambio, un’interazione proficua: «vorrei dirvi –no- piuttosto dirti | la mia poesia, vorrei | da te ascolto lancinante | risposta acuminata | come fossimo solo noi due | con l’oceano nel mezzo | e ti stessi scrivendo | la mia lettera estrema, di consegna».

Tra le pagine che si susseguono, il ritorno al paese natale ci regala versi protettivi come un ventre materno: «ritorno pellegrina | a uno spazio d’equilibrio | sommerso di luce orientale | mia casa-paese protetta che protegge | senza recinti» (in “Paesemondo”).

Una consapevolezza femminile riaffiora, come centro di tutti i cerchi, come compasso che traccia i suoi segni su una tela non sempre visibile: “Avessi avuto figlie”, «le avrei chiamate con nomi di fiori»…«anche se | i fiori mai rivelano il loro breve segreto»…«e il più giovane in boccio può interrogarti | sul senso ambiguo del fuoco | e tu non puoi che rispondere | serve alla civiltà».

Tra i tanti cerchi che si chiudono, uno è così tratteggiato: “Sempre più spesso dimentico” «dove ho parcheggiato la macchina | si somigliano tutte le strade»…«devo accompagnare | tutti coloro che mi sono partiti | salvare le voci le mappe | i consigli di viaggio i contagi di luce || ecco perché con pazienza | da qualche parte la mia macchina aspetta». Questi versi possono ricondurci, tra i tanti tracciati che possiamo seguire, verso la “Metropolitana” iniziale.

Anche in questa sezione, l’assenza di rumori consente alla «linguasilenzio» di far vibrare i suoi messaggi. Attraverso Other Signs, Other Circles.

Recensione
Other Signs, Other Circles - A selection of Poems 1990-2009
poesia 
Autori
Annamaria Ferramosca
Edizione:
Chelsea Editions
New York 2009

Introduzione e traduzione di Anamaría Crowe Serrano. Note in quarta di Letizia Lanza, Donato Valli e Marcello Carlino - pp. 225
prezzo: € 15,00

Recensione a cura di
Pubblicata su:
Literary nr.3/2010
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