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Dobbiamo alla penna di Giampiero Rasoini un singolare testo gastronomico: Come si parla e si mangia in Toscana dedicato a proporre, insieme a deliziose ricette locali, verbi, modi e proverbi, propri della Regione.

L’elegante serie narrativa suggerita dal titolo vede presentare in serie dall’autore “piatti antichi, semplici e poveri, ma gustosi e fantasiosi” della tradizione popolare.

Le pagine su entrambi i versanti (linguaggio e alimentazione) destano in chi legge, insieme con la curiosità, anche il senso – accortamente distribuito – di nostalgia di un passato, di rapporti autentici e d’una vita comunitaria semplice e operosa. Dalla tradizione passata vengono infatti – in pieno contrasto col presente – sapidi spunti di riflessione intorno a realtà ed abitudini in apparenza tramontate, ma ricche di valori sparsi nelle 129 ricette che ravvivano il testo con grandi citazioni di proverbi, ma anche di termini ed espressioni (parolacce comprese) colte da un diretto contatto col territorio.

Rasoini ama la sua lingua d’origine, il cui vocabolario nella parlata comune si presenta ricchissimo di modi di dire, capaci di dar succo agli argomenti.

Le ricette “d’una volta” risultano pratiche ed essenziali, prescindendo dalle usuali insistenze intorno a dosi od orari di cottura; così ogni lettore può sbizzarrirsi nel confezionare a suo modo i vari piatti, in forme semplici e suggerimenti pratici. Anche per questi aspetti il libro si distingue dai numerosissimi testi di cucina fra i quali si colloca con stile agile e originale. Va da sé che l’intero ricettario è pervaso da un’incredibile varietà di piatti toscani sia della vecchia tradizione sia di creazione recente.

Diamo due soli esempi, particolarmente espressivi della combinazione fra linguaggio e cucina che l’amico ci propone con garbo appropriato, guadagnando consensi misti del sapore dei cibi e della scioltezza del parlare: "Lo spiedino di verdure", si può preparare con diverse verdure come zucchine, carote, sedano, porro, cipollina fresca, melanzane, peperoni e varie insalate… ma anche con altre che voi amate…”; "Centopelle", parte dello stomaco dei bovini, l’omaso,.… che ancora in qualche tripperia si può trovare”.

Abbiamo colto il senso dei due finali? Essi rappresentano da soli l’arguzia ed il tratto di chi in materia linguistico/gastronomica non ama presentarsi da maestro, ma da amichevole consigliere.

Tutto ciò denota l’amore di Rasoini per le tradizioni culinarie della terra d’origine, per il frasario spesso ricco e colorito, per il gusto dell’evocazione che cattura e affascina il lettore.

Recensione
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