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Il libro di Nicoletti, Così diverso, così uguale, porta a riflettere sulla condizione di noi esseri umani, di quel che siamo, di quel che possiamo diventare nel bene e nel male: in sintesi a quanto la vita ci riserba. “La vita dà la vita toglie” leggiamo sulla copertina del libro, e ciò – a parere di chi stende queste note – sta a significare come ciascun essere umano, quindi l’umanità in generale, debba aspettarsi di tutto nel corso di ciascuna vita.

Nella storia di Nicoletti, la perdita del padre a quattro anni, la mancanza di parenti (morti o disinteressati al piccolo come a sua madre) producono l’effetto di rendere il fanciullo “diverso”, ma nello stesso tempo “uguale agli altri”. E’ forte nel bimbo l’attaccamento a sua madre costretta, dopo la morte del marito, a lavorare, adattandosi ai mestieri più umili.

Per contro, l’autore rammenta come non avesse potuto affrontare a scuola un tema che gli imponeva di parlare del padre. La ribellione e il rifiuto di svolgere quell’argomento erano stati la conseguenza immediata. Per di più la maestra, che pure avrebbe dovuto conoscere quanto era accaduto al piccolo ribelle, al rifiuto del bimbo di svolgere il compito assegnato, rispose col mandarlo fuori dall’aula scolastica. Come mai – viene da pensare – la scuola non si chiedeva donde derivassero lo scarso profitto e il disagio e rifiuto del fanciullo? A cosa attribuire un tale assurdo disinteresse?

Alla mentalità odierna il comportamento dell’insegnante appare inconcepibile. Purtroppo noi sappiamo che per molti anni nelle scuole del passato l’insegnamento è stato in prevalenza di natura nozionistica, che non spingeva i maestri a preoccuparsi in primo luogo dei problemi degli allievi.

L’autore dedica in proposito un’analisi spietata in merito, attestando, dietro la propria esperienza, come – via via crescendo – egli nutrisse sensi vieppiù di ribellione verso il mondo che lo circondava, proprio a motivo delle ingiustizie a cui in tanta tenera età era stato soggetto.

Ciò nonostante, quel genere di brutte esperienze, lungi dal toccarlo in esclusiva, mentre ne accentuavano la diversità, pur tuttavia lo accomunavano a gran parte dei coetanei. Nella fattispecie quale disagio costituivano per il bambino le feste natalizie, la riunione di parenti e amici che trascorrevano ore liete e serene! Egli era solo con la sua mamma a rimpiangere insieme l’assenza del padre…

Via via crescendo, riflessioni più aspre e profonde, confluenti coi problemi sociali del proletariato, inducevano il giovane Valter a constatare come i più deboli fossero considerati quasi zero da uno Stato, che invece sembrava schierarsi dalla parte dei potenti e di quanti non avrebbero avuto bisogno di sostegno. Ma come rovesciare tante ingiustizie e rendere migliore il mondo dei vilipesi?

Altri elementi, nello sviluppo dell’analisi, concorrono nel “diverso” a confermare le ingiustizie dei prepotenti e della società cieca od ostile. L’autore descrive il terribile incidente occorsogli mentre era in moto a causa dell’inversione di marcia da parte di un automobilista, quindi il ricovero all’ospedale, prima ad Asiago poi a Padova.

Per il giovane Nicoletti è l’inizio di un percorso d’inferno! Eppure, nonostante le sofferenze, egli non cedette mai alla depressione grazie alle premure di una madre affettuosa e devota. Ed è lei che risalta al centro del messaggio, mentre non gli mancava il sostegno degli amici. Infine, grazie alle cure di un bravo fisioterapista, l’autore di questa profonda autobiografia, dopo circa un anno, riprende a camminare ed infine la dura prova sbocca in risvolto positivo, facendo assumere al racconto un’aria nuova.

In qualità di invalido civile, Nicoletti viene assunto alla redazione di un quotidiano locale, entrando in un clima di riconoscimento, che col tempo gli concede di uscire dallo stato di inferiorità fino a raggiungere un rapporto paritario con i giornalisti.

Purtroppo, a causa di un ulteriore intervento chirurgico mal riuscito, la deambulazione del giovane viene ad aggravarsi sino a dover ricorrere alle stampelle. Sfortunatamente gli interventi chirurgici non erano finiti e, dopo altre complicazioni alla colonna vertebrale, egli deve ricorrere alla sedia a rotelle. Ancora una volta l’autore non si arrende. Dopo i necessari adattamenti alla guida dell’autovettura, l’esito delle cure lo rende lieto di non dover dipendere dagli altri, mentre suscita nel suo spirito una nuova determinazione: sarà lui ad occuparsi direttamente delle vicende e disgrazie altrui. Così, lasciato il giornale, Nicoletti decide di entrare nel sindacato come responsabile delle politiche sull’handicap fondando a Padova la delegazione Anglat tutta tesa al diretto aiuto ai bisognosi. Quella decisione diventerà traguardo, sebbene, dopo dieci anni di matrimonio e la nascita di una bambina, intervenga a guastare il quadro una separazione con tutte le prevedibili conseguenze. L’intero racconto, nel susseguirsi degli episodi, resta permeato dalla forza di volontà che impedisce all’uomo cedimenti o commiserazioni.

Al termine di tante vicende, egli si conferma creatura vitale e addirittura lieta di quanto gli viene offerto dalla vita. Non avverte sfiducia né inattività: un atteggiamento che gli fa onore e che invita i lettori a non abbattersi mai, pur se colpiti da vicende dolorose

La chiarezza e l’efficacia formale del lavoro non sono l’ultimo motivo che produce nei lettori uno spontaneo coinvolgimento. Invero, sul piano letterario, la forma traduce con naturalezza, attinta direttamente ai casi della vita, la capacità di suscitare, tramite sincerità e snellezza, un senso serenante di forza d’animo, a sostegno di un messaggio contagioso e positivo.

Recensione
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