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Il nuovo lavoro della scrittrice Amelia Arzedi, di origine sarda ma padovana di elezione, è ambientato nella nostra città secondo lo stile di un incontro di “altri  tempi”: la narrazione scorrevole  riflette sui valori costanti di storia e sentimento una realtà quotidiana ricca di spunti di poesia. Al centro della vicenda un’amicizia priva di condizionamenti estranei illumina le figure di due bambini di diversa estrazione sociale, che in tacito scambio fraterno saldano i valori durevoli delle rispettive origini e personalità.

Il piccolo Maurizietto, di umile stampo contadino, concentra la felicità della propria infanzia sul bell’albero di mele, l’orgoglio del suo campicello, mentre Cesarino coltiva in sé, con naturalezza e senza ombre di presunzione, la signorile dimora di famiglia, spaziosa ed elegante, dove la madre del suo piccolo amico presta i propri servizi. Così i due fanciulli nutrono di semplicità ed interesse reciproco la frequenza delle rispettive dimore. E’ tuttavia la villa di Cesarino a costituire il sogno segreto dell’amico, che alla fine si potrà realizzare.

Man mano che i protagonisti crescono, si riduce il tempo dei giochi, ma si rafforzano i valori dei loro incontri. Sicchè le differenti esperienze, invece che affievolire il rapporto, lo saldano sempre più di nuovi motivi. Il bell’albero, orgoglio del campo di Maurizietto, rappresenta a sua volta, per il figlio della famiglia benestante, un valore speciale e altrettanto prezioso. Il giovinetto, che via via frequenta vari ordini di scuola, arricchisce i propri studi anche con la progressiva coscienza dei semplici piaceri della natura. Nelle occasioni sempre più rare consentite ai loro incontri, il confronto si traduce in pari deposito di arricchimento personale e umano.

La vicenda si svolge così in una lunga serie di anni, attraversando anche i momenti tragici della guerra e dei conflitti civili, che l’autrice inquadra in scenari di grande efficacia, sempre legati alla maturazione coincidente dei sentimenti e delle opinioni nei protagonisti. Trovano così sviluppo paritale due storie diverse calamitate dall’esperienza dell’uno e dell’altro.

In tutta la vicenda, la costante etico-umana si salda tuttavia nel sogno di Maurizietto, mai dismesso dall’infanzia, che si rispecchia nel modello, la villa dell’amico. Infine, con i risparmi di una vita, quel sogno diventa realtà, coronando, nella forma più significativa, il senso di un’intesa coltivata dalle due parti senza contrasti né meschinità.

Tra il principio e la fine dell’ampio racconto la scena si allarga ben al di là della dimensione provinciale, che pure rimane prevalente. Entrano in campo, evocati con maestria, nuovi luoghi, nomi e figure che affiancano i personaggi principali. Tramite distinte avventure si espandono in termini ambientali ed umani i valori di esemplarità convergenti nella duplice storia e nelle lunghe vite dei protagonisti.

Lo spazio narrativo estende e moltiplica le riflessioni alle quali l’autrice ci guida lungo linee sicure, affidate ad autentici pregi di scrittura e di poesia.

Recensione
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