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Il richiamo alla vita austera degli anni più difficili della recente storia nostrale ci viene offerto da Primo De Paoli, sulle ali di un inno alla vita, alla libertà, all’aria aperta e all’immutabile festa della realtà campagnola: inno composto nelle poesie dal titolo: Oltre la memoria. Nato a Padova nel 1919, Primo fu allevato dai nonni in una zona periferica della città. Il contatto con la natura ebbe un’influenza decisiva nella vita del ragazzo che via via, procedendo negli studi, si rafforzava e si affinava in quelle intense esperienze. Nel percorso a piedi da Salboro, ove i nonni conducevano una “masseria” ad Albignasego, dove frequentava la scuola, tutto ciò che l’infanzia di Primo vedeva e sentiva lungo quel tragitto gli diveniva fonte di impressioni e sentimenti; così gli erano cari particolari: gli alberi, il fosso, il cane, il gatto, il fiore e tutti li considerava come amici.

Il volume di poesie in dialetto veneto-padovano comprende sette sezioni, a cominciare da “Desgropando i ricordi” sino a “Schersi”. L’espressione popolare viene così riabilitata in dignità poetica. Su tale linea e con naturalezza di scrittura le poesie di De Paoli offrono un’occasione speciale per rendersi conto di quanto valga nel percorso dell’uomo la prima tastiera del linguaggio. La propensione spontanea con cui l’autore si piega sulla natura, fa risaltare in voci mirabili quella realtà spirituale, oggi spesso rimossa o coperta da altri messaggi che inducono a staccarsi dal mondo delle origini. Al contrario, le poesie di Primo ci riportano in superficie la suggestione e i valori. I versi si intrecciano in storia di vita: la famiglia d’origine e quella a cui l’autore stesso ha dato origine: moglie, figli, nipoti entrano apertamente nel quadro; né vi mancano particolari aspetti e figure del paese, ritmato fra la vita dei campi, della fabbrica, del sentimento religioso.

Nella poesia “Stagioni” è molto significativo l’accostamento tra riflessione sull’incidenza dei fenomeni meteorologici (temporali, grandine, ecc.), che costellano i ricorsi delle stagioni e la condizione dell’uomo. La sezione “Schegge” contiene a sua volta continui stimoli di riflessione sugli aspetti discutibili della realtà moderna: sui giovani, sulla droga. In tutti i versi si coglie, a rimedio, il senso costante dell’amore per la natura nell’ordinaria vicenda umana.

Infine l’autore appare tutt’altro che inesperto dei giuochi di rima: pause e riprese ne vengono puntualmente sottolineate nei testi. In particolare si serve del verso libero o della quartina, mostrando tutta la capacità di imprimere all’ispirazione poetica i ritmi, sempre coinvolgenti di stesure ora concitate, ora ricche di studiata lentezza. Per un esempio: commoventi sono i versi in cui Primo ricorda la morte del nipote proprio il giorno del suo compleanno, presentandoci in precise immagini un diverso sgomento per la cecità della natura che assume aspetti mostruosi nell’atto di ghermire il ragazzo. Non sfugge, da ultimo, al lettore l’impiego di alcune parole direttamente derivate dal latino o dal greco come segnali di un uso attento del patrimonio letterario o liguistico, in grado di sostenere la vena dialettale.

Insieme con i complimeti, è un grazie doveroso che il pubblico padovano viene invitato a rivolgere al poeta De Paoli per questa nuova raccolta così ricca di spunti autobiografici, ma nel contempo tanto vicina alla comune sensibilità dei lettori contemporanei.

Recensione
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