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Ho iniziato a leggere con curiosità Il moto apparente del sole sottotito “Storia dell’infelicità" di Flavio Ermini (edizioni Moretti e Vitali, 2006) e da subito ho provato un interesse forte per la linea di pensiero dell’autore con la quale ho trovato corrispondenze come “la non ricerca nella verità data” ma vivere del proprio movimento quello che l’epoca nascondericusare il vero come categoria significa pensare in direzione dell’ignoto, dell’impensabile…contrapporre all’oblio insolente della parola quotidiana il silenzio della parola poetica.

D’un libro come questo si “beve” un fondo che ci riconosce, che apre a possibilità intraviste, assicura in una chiarezza d’opposti che spariscono, l’inconoscibile nella sua meraviglia e che di questo si fa forza e armonia. In questo cammino a ritroso c’è il senso della tradizione autentica che risale all’infinito verso l’antro… scrivere votandosi all’interminabile quando tutto è da tempo terminato…Qui le cose sono e non sono perché divengono. Indicano che l’origine resta sempre un futuro e che la scrittura accade disfacendosi

Nel capitolo del “Coro”, (mettendo in scena i miei testi), ho tratto spunti e ripensamenti. Per mia esperienza la “creatività” dell’attore può modificare il senso del testo perché il contenuto può essere capito (e ce n’è la possibilità) altrimenti da ciò che ha voluto esprimere l’autore. Quindi in questo caso gli autori divengono due arricchendo il senso della scrittura nelle sue diverse interpretazioni ma anche falsando l’intenzione originaria. E’ evidente in questo caso “il diverso sentire dell’io” e dell’unicità di ognuno. La realtà è un ventaglio di maschere che rivestono, più che nascondere, la faccia delle cose.

Nel capitolo del “Messaggero di Dio” la frase non teme l’opposizione e non lo scoraggia l’immutabilità della situazione morale che lo circonda (quell’immutabilità è illuminante) e prima, a p. 125: Voi lo sapete l’esercizio della parola è prova di verità- suo movente e suo luogo biologicamente generativo-e in questo movimento di eresia i poeti sono in prima fila. D’ altra parte ditemi perché mai dovrebbe essere compito loro, come giustamente chiede Benn, “ il servire l’epoca e lo spianarle la via”? Credetemi: io li stavo raggiungendo quando i guardiani dell’epoca mi hanno catturato e condannato a non poter cantare altro che il furore della dilatazione e della moltiplicazione delle forme.

Dico: l’uomo non cambia che i moduli. (Modulo: dal diz. Devoli-Oli) misura sulla quale si basano le caratteristiche compositive d’un opera d’arte). L’arte intensifica con riferimenti allargati qualsiasi esperienza della materia…La materia si rivela a sé stessa quando decide da sé…le forme non vengono dall’uomo…l’uomo sarà sospeso dal ruolo di protagonista assoluto e con lui la menzogna del discorso interumano

Da tempo la mia poetica si basa sull’uomo-marionetta, l’uomo che “funziona” in una miriade di possibilità che si trovano nel cosmo/natura di cui è parte integrante senza alcuna superiorità. Il vivente nella sua generalizzazione meno personalizzata diventerà il tema dominante…sarà il cuore di tenebra che ogni forma conserverà nel suo drammatico albeggiare…Dal doppio nasce il dubbio

Nel continuare la lettura in dissertazioni sul poetico e la poesia, ecco che mi ritorna in mente le domanda: quale diversità fa il poeta? Quali meccanismi o non meccanismi si mettono o non si mettono in funzione affinché il “terzo occhio” tracci un cammino non dato? Perché questa diversità? Cosa succede nel nostro galattico cervello? Io che sono stata a lungo nel mondo del lavoro non cambiando il mio modo d’essere già a me dato e non scelto (ho scelto di seguirlo ma non di appartenerci) ho visto le stesse “peculiarità naturali” nell’uomo da finanza o da potere. Ecco dove nascono la mie domande sul “funzionamento” naturale per la scelta dei ruoli. A ognuno di questi mancherà poi l’esperienza della crescita dell’ altro che si proporrà sempre come “opposto” rinnovando quell’opera d’arte a cui ci è dato intervenire solo per “moduli”.

(Ecco cosa fa questo libro. Porta a parlarci come ad un amico e la pagina scritta diviene un interlocutore con quale ci si può permettere, nella sua grandezza, di prenderci la libertà del dialogo.) E non ci dimentichiamo di chi, per meccanismi interrotti, non ha la forza del pensiero per carenza biologica. Ci lasciamo trascinare da quei pochi che sanno ma non ci poniamo (Ermini sì) la domanda perché si sa e perché non è possibile sapere avendone la possibilità. Condannato a non poter registrare altro che il furore dell’inconosciuto, alle radici dell’essere come nella contemporaneità, sono l’architetto che oscilla tra i frammenti incessantemente dispiegati dal caos generativo, costruendo un transito possibile tra loro; senza cancellarne le differenze e cogliendone l’emergenza negli spessori profondi…
Mille volte ascoltati, mille volte ripetuti, finiscono col perdere il loro senso, per scendere in puri assemblaggi di fonemi… Niente sembra posare su piedistalli saldi.
Nessuna strada porta ad un paese con un nome inequivocabile.
…Ancora una volta la poesia anziché rischiarare il mondo lo rivela nel suo buio di materia…non dimentichiamoci mai di essere sulla palla di terra, minuscolo pianeta nel ‘ universo nel quale l’inverso si ricompone…
Dal mio “Marionetteemiti”: Pervasive poliforme aurorali/stanno al mio infinito millesimo…
Come se la vegetalità non fosse soltanto un termine di paragone ma l’elemento primario al quale rapportare la vicenda umana…La figura umana… è carica d’un moto espansivo che la nostra riflessione non riuscirà mai a disgelare. Siamo di fronte all’arbitrio ineffabile del nostro dinamismo. La vita si presenta come soggezione a una cattura travolgente.

E’ proprio il moto espansivo che è dentro anche noi che è parte del cosmo che dovrebbe indicarci un diverso vedere per leggere il nostro fare. Questo è uguale nelle sue diversità a qualsiasi altra forma di vita in tempi diversi. Ed è qui che in moduli contribuiamo al cambiamento caotico. Sono gesti che ci stanno addosso e ci incalzano e ci costringono a coltivare l’attitudine interrogante verso il mondo e la storia. E ci inducono in un modo o nell’altro a immaginare qualcosa di antecedente all’intelligibilità, qualcosa che quasi non osiamo nominare .
…Si compie il mio destino e mentre io accado, accade anche il mondo.

E evidentemente che questo Il Moto apparente del sole sia un libro costruito nel tempo, attraverso segni, riflessioni e apprendimenti e questo mio scrivere è solo una piccola nota sull’immenso e utile lavoro di Ermini da tenere molto presente. …Il pensiero sarà l’intermezzo di una marcia tra due dimore silenziose, un viaggio nel quale il contatto con la verità dell’anima e con la sua salvezza non si presenta mai come un’acquisizione definitiva, ma come un processo cognitivo mai concluso.

Quando un testo è complesso e affronta moltissimi temi come questo, diviene facile trovare sintonie perché il discorso è vasto e molto contiene ed è prezioso per ulteriori ripensamenti .E’ evidente nell’ autore la passione della ricerca filosofica e scientifica e il libro merita attenzione per una lettura diversa del nostro stare al e nel mondo.

Recensione
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