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Sogni intinti nel cuore

Ines Scarparolo è un’Autrice di Vicenza che ha cominciato a scrivere soltanto dopo la pensione essendo, come lei stessa si definisce, “una nonna extra-large che in cuore sente ancora il - boresso - degli anni della giovinezza”. È una donna sensibile e delicata che ama la poesia che è “l’anima dell’uomo” e l’arte in tutte le sue sfumature perché riesce a far “nascere emozioni grandi e purissime, suscita amore, fa riflettere...”. La possibilità di ritagliarsi uno spazio tutto suo per esprimere i moti più segreti del cuore le ha offerto l’opportunità di partecipare con successo a vari Concorsi letterari e di collaborare con alcune Riviste di Padova ma, soprattutto, di fare nuove amicizie.

A conclusione della presentazione l’Autrice esterna un pensiero molto pregnante che sintetizza tutta la sua poetica : “... mi accorgo che tutto ciò che Dio mi ha permesso di fare, può essere riassunto in un sentimento meraviglioso: Amore”.

La silloge Sogni intinti nel cuore riunisce dei brani di narrativa, delle poesie ed anche alcune liriche in dialetto veneto accompagnate, per maggior comprensione, dalla versione in italiano. Ogni parte evidenzia con semplice eleganza il nobile animo di una donna che volge il suo sguardo al passato e rivive con tenera commozione i ricordi e gli affetti che hanno formato e arricchito la sua personalità.

Toccanti e pieni d’amore sono i versi dedicati al padre morente: ... E tu, papà, attendevi là, su quel letto, che Dio placasse per sempre quel dolore... con la mamma lì accanto, hai chiuso gli occhi... Anche per la madre troviamo parole tenere e riconoscenti: ... il tuo sguardo pur velato di fatiche divenne cielo terso... con dolce protezione le tue braccia mi cinsero mentre la preghiera grata si rivolgeva alla Madre del cielo... Alcuni versi tratteggiano la natura che l’Artista osserva con sguardo attento e, con uno spirito quasi francescano, inneggia alla bellezza del creato. Non mancano amare riflessioni sulle miserie umane sostenute, però, dalla fede in Dio: ... siamo gli “Ultimi” di un gregge disperso eppure ancora Tu, come Padre amoroso, ci chiami e continui a morire per noi. I racconti sono caratterizzati da una vena fluida e chiara e mostrano una matrice autobiografica, sembrano ricordi di un vissuto scandito dall’incessante scorrere del tempo e particolarmente marcato dall’atrocità della guerra.

Recensione
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