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Il morso del serpente

Basta chiudere gli occhi e non si vede niente, non ci si accorge di niente». Alida Casagrande torna in libreria con Il morso del serpente, settimo romanzo pubblicato dalla scrittrice di Ponte della Priula. E qui, come del resto nei precedenti, l'autrice non chiude per niente gli occhi e indaga da vicino, anzi dall'interno, il tormentato, intrigante, generoso ed esplosivo rapporto tra Querina e Alamo, ricorrendo spesso, nel serrato dialogo che si sviluppa in 150 pagine, ad una specie di atmosfera dostoevskiana in cui «innamorarsi non è amare, uno può innamorarsi e odiare». Scritto in forma di dialogo tra i protagonisti, è un romanzo che richiama in qualche modo l'ambiente teatrale in cui, alle luci della ribalta, deflagra il conflitto tra uomo e donna affidato direttamente agli attori in scena senza bisogno del narratore. In copertina il libro porta la chiave del suo stesso incedere in Lovers, dipinto del 1913 dell'austriaco Egon Schiele, in cui si condensa l'intensità espressiva, l'introspezione psicologica e la comunicazione del disagio interiore che ritroviamo nei protagonisti del romanzo.

18 febbraio 2012

Recensione
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