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Questi nostri anni così

Un romanzo, questo nuovo di Fosca Andraghetti, che si presenta non tanto come un intreccio di avvenimenti, quanto di personaggi. Questo perché i primi, che pure ci sono, non vengono narrati in modo lineare bensì attraverso una sorta di ricapitolazione memoriale nella quale ogni fatto, più che in se stesso (si tratta perlopiù di separazioni matrimoniali, incomprensioni parentali, divergenze affettive), appare significativo alla luce della definizione e dello sviluppo del personaggio che si trova a fronteggiarlo e viverlo, con tutta la gamma di ripercussioni che produce su ciascuno dei protagonisti e su quanti sono loro vicini.

Non c’è quindi una effettiva storia da seguire passo dopo passo, anche se il racconto è comunque inserito in una cornice narrativa (pur con varie diramazioni e con i capitoli che vedono alternarsi diverse voci narranti, ciascuna offrendo il proprio punto di vista) in grado di fornire una certa unità all’insieme: il lettore si trova piuttosto di fronte a molteplici singole storie che s’intersecano e che, nella sostanza, diventano interessanti e coinvolgenti per come gli accadimenti influenzano le decisioni e la maturazione di ciascuno, per come cioè ogni personaggio reagisce davanti alle svolte della vita.

In questo senso, pur senza alcuna pesantezza (e anzi con notevole scorrevolezza), il romanzo ha le caratteristiche di una narrazione psicologica, nella quale l’indagine e lo svolgersi dei pensieri ha maggiore rilievo rispetto a ciò che li origina. Certo esiste un personaggio principale, più delineato degli altri, ed è quello di Silvia, che si trova ad essere la voce narrante principale, sia pur tramite l’interposta finzione letteraria di una lunga lettera-lascito di spiegazioni indirizzata alla giovane Paola, nipote per così dire acquisita.

La ragazza è infatti unica nipote di Michele, fulcro di tutta la storia, che dopo un matrimonio finito e una relazione non riuscita troverà l’amore duraturo appunto con Silvia, anche lei reduce da un divorzio. Michele, all’inizio del libro, è colpito da un infarto e ricoverato in rianimazione, circostanza che mette in moto un insieme di incombenze destinate a riportare a contatto, nelle necessità concrete o anche solo nella memoria, gli altri personaggi, ciascuno con le proprie luci e le proprie ombre, i fantasmi risotti o irrisolti, le generosità o le avarizie, le ferite e le cicatrici. È un concatenarsi di piccole o grandi rese dei conti, non tanto l’uno verso l’altro quanto ciascuno con se stesso.

Silvia, tra tutti, è quella su cui il libro si sofferma maggiormente, delineandone i tre principali momenti: dapprima moglie trascurata di Federico (e si capirà poi quale segreto il marito nascondesse), poi giovane donna divorziata - per propria, sia pure inevitabile, decisione - costretta a prendere in mano le redini della sua vita e ricostruire una personale autonomia e identità, infine donna matura premiata e appagata dal ritrovamento dell’amore, finalmente adulto e sincero, con Michele, uomo di grande successo professionale ma a sua volta ferito e deluso dagli affetti privati. Tasselli e passaggi, come detto, nei quali la disamina psicologica è ben condotta, senza appesantimenti o tortuosità pretestuose ma con la spontanea ricchezza di dettagli e sfumature, trasformando una figura di donna dall’esistenza ordinaria in un paradigma di riscatto e riconquista di sé.

Gli altri protagonisti, variamente intrecciandosi l’uno con l’altro e tutti - chi più chi meno - con Silvia, partecipano a questo percorso rigenerativo e conoscitivo, talvolta solo come spettatori, talaltra come attori con ruoli più o meno consapevoli e attivi.

Quella che Fosca Andraghetti ci racconta è una storia dalla quale ciascuno può trarre le suggestioni che preferisce, ma certamente due sono le principali. In primo luogo, non esiste scelta o situazione - per individuale e personale che sembri - che non sia destinata a influenzare anche le vite di chi ci è vicino, per ragioni di sangue o di amicizia. In secondo luogo, anche di fronte a cambiamenti apparentemente disastrosi e a situazioni che sembrano fallimentari, ciò che conta davvero non sono gli eventi in se stessi ma il modo in cui sappiamo reagire, la direzione che riusciamo a prendere. Una lezione di vita importante, offerta con la gentilezza e l’eleganza di una scrittura appropriata e matura.

Recensione
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