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Nell'Elogio dell’ebbrezza, di Angelo Lippo, riconosco la voce ferma dei classici, dai Greci ad Orazio, a Marziale, a Petronio Arbitro. Come loro, il poeta moderno scorge nel vino, nell’ebbrezza,  la cifra della  gioia , dell’allegria, della la vitalità piena, cui si connette il forte legame con la natura. Che è, sullo sfondo, la splendida terra di Puglia, ricca di vigneti, di melograni, di bianchi gelsomini: lì, le mosche “cadevano assatanate sul tavolo della cucina.”(pag. 26)

In questo tripudio terreno è, tuttavia, presente il sacro, inteso sia in veste pagana che in senso cristiano. Sono presenti i riti pagani conservati dalla tradizione fino a giungere a noi: “Il rito del gallo ancora | imporpora di rosso le botti.” (pag. 9).

E anch’io allora varcherò | la soglia centenaria e | mi conserverò in luoghi sacri. | Moderno Dioniso | alzerò il boccale per sciogliere | ditirambi di nuove voluttà: | poi, si compia il Destino.” (pag. 12)  Qui c’è un accenno alla longevità, che presso le culture antiche (anche orientali) ha un valore altissimo.; e c’è anche la consapevolezza che il sacro e il vino ne siano in qualche modo custodi

Così in questi versi bellissimi, degni di Orazio (pag. 10): “E quando l’inverno bussa | alle porte mi cingo le spalle | di morbida lana, | e so che lunga vita mi aspetta | se tante volte le labbra | porterò al calice colmo.”

Talvolta, invece, c’è un suggerimento romantico: “Se questa notte colma d’aromi | sorprende malinconie stremate, | agli usci delle case salgono | gli ignari segnali dei lampioni.”

La simbiosi tra cultura classica e tradizione cristiana è evidente nei versi di “Liturgia” (pag. 15): “Alzò il calice e disse:’ Bevetene tutti, | questo è il mio sangue’“

All’uomo che, in preda all’ebbrezza, sembra poter dimenticare tutto per godere il presente, si rivolgono, alla fine, parole profonde: “E aspetti il flusso delle lune: | dove sarai, limpida anima, dove? | Sali le scale, non fermarti. | Il cielo è ad un passo.”(pag.18)  Ancora una volta, il discorso classico, evidente anche nell’invocazione alla “limpida anima”(la ‘animula ‘degli antichi)  avverte il suggerimento di altri credi, altre filosofie.

Un libro, dunque, in cui si confrontano due civiltà, quella classica e quella moderna, nella quale  si è inserita  la parola cristiana, prima, quella illuministica e romantica, poi: due civiltà che si sfiorano senza danneggiarsi, in un esito artistico molto interessante: esito che è garantito da un linguaggio alto, omogeneo, che trasforma in armonia le diverse istanze suggerite dalla cultura e dalla fantasia.

Un linguaggio nuovo, originale, che procede sulle ali di una immaginario fervido e di una cultura che è entrata nell’anima.
Recensione
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