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Il nano di Velazquez

Il nano di Velázquez, eponimo del volume e immagine di copertina, ha una bella testa di uomo normale, l'occhio tenero, mansueto, eppure inquietante; che sia un nano si capisce innanzitutto dalle mani, minuscole rispetto all'enorme libro che stringono. Non è un buffone, ma un dignitario della corte di Filippo II, con bel nome spagnolo: Don Diego de Acedo, El Primo. Un'informazione, suggerita dallo stesso Rossano Onano, ci dice che fu al centro di una vicenda piccante: un altro nano (buffone di corte di scarsa intelligenza), pugnalò sua moglie perché geloso del nano gentiluomo.

Un nano è sempre un personaggio interessante, assume facilmente valenze simboliche, allude a quanto può essere originale, diverso, "altro",

Le due frasi, poste all'inizio e alla fine del volume, la prima, di Ballard, la seconda, di anonimo, sottraendo l'idea di perversione amorosa al limbo peccaminoso in cui la confina la communis opinio, la collocano in più chiara luce, altro segno di apertura alla diversità.

Ma sarebbe errato cercare nel libro una traccia di morbosità; in realtà, le pagine che seguono descrivono un universo scandagliato con un'intelligenza lucida, del tutto scevra da pregiudizi, ma molto attenta a ciò che. realmente, nella natura, accade; il poeta registra un universo di immagini, situazioni, fatti, talvolta anche immaginari, fantasiosi, surreali, eppure sempre profondamente umani, naturali o comunque allusivi alla realtà.

L'inizio è piano, quieto, scalda i muscoli prima di spiccare il salto: già unnuncia un che nel corso del libro, è frequente: la solitudine del''uomo (di

sesso maschile) di fronte all'immane forza della natura (che è donna): è l'uomo che coglie la cicoria nel campo, la cucina e la mangia in una parca cena, pensa "quanto lontano (sia) l'ultimo sorriso di donna" (p. 13).

Quello che segue è ancora un solitario, ma già più inquieto: "osserva con accanimento pulsivo le donne giovani"; si aggira "dentro le rame del parco", e "non ha gli occhi per piangere" (p. 14).

Poi compare, per la prima volta, il nano: "il nano più severo di Veláquez/tormenta il ventre nero del mantello". In questo "nero mantello" c' è la tentazione della carne, il buio delle passioni proibite. Il nano tornerà a pag. 28 nel bellissimo episodio della masseria, quando chiede e riceve l'obolo necessario all'accesso alla donna con l'orecchino di perla. La quale è una delle tante maliarde che vediamo agirarsi nel libro: donne archetipiche, più forti dell'uomo, ferme, espressione della natura feconda e sterminatrice. Le abbiamo incontrate altre volte, nella poesia di Onano, in innumerevoli e suggestive varianti. [...]

Ma sarebbe restrittivo soffermare l'attenzione solo sul motivo della donna, anche se dominante; in realtà, il poeta è attentissimo a molte altre espressioni della società umana, spesso le più deplorevoli e grottesche. [ ... J

Un registro lessicale originale, sapiente inconfondibile, segue una fantasia lussureggiante, una rara capacità di inventare, creare, stravolgere, senza mai perdere il filo del discorso di fondo, che ha una matrice etica ed estetica; a modo suo, anche religiosa

Recensione
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