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I Preludi vol. V (narrativa-epistolare)

Pietro Nigro è nato ad Avola (Siracusa) e risiede a Noto. Docente d’inglese nei Licei, a partire dagli anni ottanta del Novecento ha pubblicato molte raccolte di poesia e saggistica tra cui “Il deserto e il cactus”, “Versi sparsi”, “Miraggi”, “Alfa e Omega”, “L’attimo e l’Infinito”, ecc. E’ inserito in diversi dizionari e letterature ed è tra i destinatari dell’epistolario “Sulle tracce di Nausicaa” edito da Guido Carmelo Miano. Numerose sono le sue pubblicazioni, premiate in altrettanto numerosi concorsi letterari, tra cui il Premio “Luigi Pirandello” per la letteratura a Taormina e “La Pleiade” nella Sala del Cenacolo di Montecitorio. Il presente libro è il prosieguo di altri quattro (il primo e il secondo contengono racconti e poesie, il terzo e il quarto sono commedie), tutti riferentisi agli anni giovanili dello scrittore e pieni, come hanno fatto notare gli autori delle varie prefazioni, di interessanti spunti e considerazioni sulla vita che l’autore già in giovane età era in grado di fare.

Il quinto volume, quello che si va a recensire, – continuazione, come si è detto, dei precedenti e anche questo collegato agli anni giovanili – è suddiviso in tre parti, di cui si espongono brevemente il contenuto e le caratteristiche. La prima parte è in forma epistolare: si tratta di lettere che vanno dal novembre del 1957 al novembre del 1961, che Nigro spediva ai familiari nel periodo degli studi universitari (durante i quali effettuò anche un viaggio in Francia e in Svizzera) informandoli dell’andamento generale degli studi, delle lezioni che doveva frequentare, del denaro che gli serviva per affrontare le spese cui andava incontro, degli amici che si era fatto, e anche della vita che conduceva nella città (Catania) che trovava affascinante, colpito com’era dalla gentilezza dei suoi abitanti e soprattutto delle ragazze catanesi. Sono lettere da cui si evince la serietà con cui il giovane Nigro affrontava gli studi e la premura che lui dimostrava verso i suoi familiari, chiedendo notizie, per es., sulla salute della madre, della nonna, dei risultati scolastici delle sorelle; ma anche lettere, come sopra si è detto, piene di profonde considerazioni e riflessioni.

Nella seconda parte del testo leggiamo alcune liriche giovanili del poeta, dal linguaggio classicheggiante, in cui capeggia una visione alquanto pessimistica del mondo, generata in lui dal “non sapere dell’uomo” che, prendendo i panni del dotto, governa e produce rovine: ma verrà il giorno, commenta l’autore, della giustizia e del riscatto. Almeno questa è la sua speranza, perché il poeta è proteso verso la verità e l’ideale, verso “la visione di orbite ignorate”. La terza parte riguarda le attività sportive, e precisamente i campionati provinciali maschili di atletica leggera, cui partecipò la Scuola, un Istituto Magistrale, che Nigro frequentò da adolescente. E il poeta non lesina le sue lodi verso i ragazzi, uno in particolare, che si distinsero nelle gare, permettendo alla scuola di raggiungere lusinghieri risultati.

Completano il testo le prefazioni e note che importanti critici hanno scritto sui precedenti volumi dei “preludi”, le notizie biobibliografiche di Pietro Nigro, un’appendice in cui l’autore riporta notizie sul padre, Salvatore, e su un magistrato, Italo Troja, suo concittadino, e una serie di fotografie che ritraggono i momenti salienti della vita dell’autore e dei suoi familiari. Sono doverose alcune annotazioni prima di chiudere. Siamo di fronte ad un libro autobiografico, caratterizzato, secondo la peculiarità di questo genere di scrittura, dallo stile colloquiale; un libro che però, come fa notare Giuseppe Manitta nella prefazione, “non è un semplice resoconto degli anni giovanili di Pietro Nigro”, ma che, innestandosi con gli altri suoi precedenti volumi, oltre a completare il quadro di quegli anni, ci presenta il progetto sia di vita che letterario dello scrittore.

Recensione
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