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La solitudine delle maree

Poesie brevi e intense, quelle di Nicoletta Corsalini, suggestive come la voce del mare e lo sciabordio delle onde, come il sussurro del vento e l’improvviso riversarsi della pioggia sulla terra calda di sole.

Sono scene rapide, pennellate decise, che attuano un’acuta sintesi di pensiero e di immagini, dove le emozioni suscitate costituiscono ciò che di più profondo l’animo di un poeta possa esprimere. Poesie di concentrazione, dunque, di essenza pura del linguaggio, espressione di mera comunione tra la natura e il pensiero poetico, tra le immagini e i sentimenti ispiratori che, come nella pittura impressionistica, lasciano al lettore uno spazio interno di riflessione. “Il rumore delle onde è penetrato dalle finestre aperte | come il canto solitario di un marinaio | inseguito dalla furia della tempesta…” Questa metafora è già il presagio dell’arrivo di una catastrofe ma, nei versi successivi, la ‘pietas’ poetica della Corsalini si espliciterà con pochi tratti lirici: “la vita malinconicamente | si è addormentata tra labbra bruciate dal sale”.

Il dramma dell’immigrazione, intriso di pathos, costituisce l’intelaiatura della prima parte di questi componimenti lirici.

Le immagini, quasi sempre filtrate da un canto, simile a una nenia, e dalla natura intorno, narrano con fine sensibilità, della speranza e della disperazione dell’uomo in cerca di una nuova spiaggia su cui depositare le proprie pene, il proprio senso di impotenza di fronte alle illusioni della vita e le proprie maree di solitudine.

“Il mare in tempesta chiamava e sognavo di due gabbiani, | riflessi d’ombra su distese di acque. | E tendevo le braccia nell’azzurro senza certezze di te.” Con questi versi si apre la seconda parte del libro, intitolata “Invisibili maree” e dedicata al sentimento d’amore: “Il sole, amore, si rotola sul mare, sulla terra, | sprizzando luce nei pori del mondo. | Tutto tace nei giorni spezzati dal dolore | di non averti qui con me”. Anche qui, come si può notare, si tratta di componimenti lirici che distillano sentimenti e passioni, gioie e dolori, paure e sgomento, e gli accenti sono sobri e ritmati, “Non ti crucciare, amore, naviga ancora con me | la distesa dei silenzi del nostro tempo, | lasciamolo scorrere lento intorno a noi…” Oppure: “Abbracciati. Come barche in mezzo | al mare ci abbandoniamo alla tempesta.” È sempre il mare che domina la scena, ed è quasi sempre un mare in tempesta com’è quello del nostro tempo e della nostra anima, lacerati da infinite avversità e dolori.

Recensione
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