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Pensando a Paternò. Racconti fugaci

I nostalgici acquerelli letterari di Francesco Alberto Giunta

Conosco Francesco Alberto Giunta da oltre un quarto di secolo; vive a Roma, ma non ha mai perso i legami con la città natia: Paternò.

Ho sempre apprezzato il suo lavoro di giornalista, poeta, saggista, scrittore cosmopolita, più volte premiato e da me descritto come:

"Un paternese cittadino del mondo; il viandante dell’isola del sole alla ricerca della conoscenza e del sapere; l’uomo solitario che viaggia tra le genti del mondo, intorno e dentro se stesso, attraverso l’Europa ed altri continenti, intorno alla storia che lo fa ritornare, novello“Ulisse” contemporaneo, nella città che gli ha dato i natali".

A Pasqua di quest’anno mi ha omaggiato di un “cicilìu” (dolce pasquale siciliano) culturale, lavoro raccolto in primavera intitolato: “Paternò in retrospettiva”.

Un tuffo nel passato. Nostalgici “acquerelli letterari”. Una camera della memoria da cui vengono fuori “flashback” della sua giovinezza a Paternò, con i colori della Sicilia e di un sole, i cui raggi esprimono la luce di una grande gioia di vivere, che riesce ad esplodere ed a riaffiorare dalle profonde ferite lasciate dai bombardamenti nella triste estate del’43.

L’autore ritorna spesso a Paternò dove ricarica i suoi polmoni col “profumo della zagara d’aranci”, trasformandosi in un fiume in piena o in un vulcano in eruzione, dai cui lapilli nasce un “bouquet” di emozionanti eventi vissuti tra gli anni ’40- ’50.

"E’ l’orgoglio di amare la propria città; una città dolce amara come certi suoi frutti, quando i ricordi diventano una inaspettata salva di fuochi d’artificio per scendere docili e suadenti nel mio cuore allertato già dal primo incontro da tanto calore e pronto a riconoscere l’antico, il sacro, il perduto mondo di me giovinetto"

Così ebbe a dirmi nel 2004 allorquando gli fu conferito il premio “Tirsi Etneo”, riconoscimento assegnato dal prof. Angelino Cunsolo, direttore de “la gazzetta dell’Etna”, col patrocinio del Comune di Paternò.

Dalla cassaforte dei suoi ricordi sceglie “i pennelli della poesia” per descrivere: la sua città natia in retrospettiva; un giovane in canna sulla bicicletta per le vie del paese; l’affascinante teatro dell’opera dei pupi; il mondo che gli fu amico e le tradizioni di una volta (Natale, Carnevale, Pasqua, la festa patronale di Santa Barbara) vissute in tempo di guerra; l’operosità degli artigiani nelle loro botteghe fantasiose; i giochi dei ragazzi nelle piazze assolate tra distese di panni ad asciugare; l’incontro casuale, in piazza delle Palme, con la fanciulla dai capelli lunghi e biondi, mai avvicinata, il cui ricordo diventò un silenzioso compagno di viaggio nel corso degli studi a Lovanio, ed, in seguito, per le vie del mondo.

Sono i “ricordi” dei luoghi dove è nato, vicini alla chiesa di Maria SS. delle Grazie e di San Giuseppe; la casa dei nonni; gli zii materni (Simone, Liberto e Francesco Astuti), maestri del carretto artistico decorato; il profumo del pane fatto in casa con il frumento (“diminìa”) durante lo sfollamento conseguente alla seconda guerra mondiale; le viuzze della città da lui ripercorse, giovinetto incuriosito di tutto e “chiacchierino nella sua parlata continentale”, moderno “Odisseus” in cerca del sapere e della conoscenza prima di andare lontano per il mondo, “con in tasca il progetto di ritorno”!

Francesco Alberto Giunta e Pippo Virgillito davanti l'ingresso dell' I.C.S. " G. Marconi" di Paternò

Con la sua sensibilità artistica riesce ad evocare stati d'animo che restano indelebili per la componente affettiva, sentimentale e nostalgica, che esprimono pienamente il mondo interiore di uno scrittore maturo, ricco di esperienze intellettuali europee e di una vasta preparazione umanistica.

Il fascino che emana da tali scritti travalica il loro contenuto; vi si scorge, altresì, una vivissima tensione lirica ed umana che coinvolge, nell’alternarsi di luci ed ombre, come un “arcobaleno” di “mille e mille” ricordi d’infanzia!

Paternò, 11 Aprile 2012

Recensione
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