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Aveva ragione Eugenio Montale quando, nel 1977, in un’intervista alla Rai segnalò un giovane poeta per il suo talento, aggiungendo: “Penso che ci riserverà piacevoli sorprese”. Il premio Nobel per la Letteratura si riferiva a Paolo Ruffilli, oggi uno dei maggiori poeti italiani.

Ruffilli con Piccola colazione (1987) è stato l’unico poeta italiano ad aggiudicarsi l’American Poetry Prize. Con cuore di poeta Paolo Ruffilli si cimenta anche con l’arte del racconto. Dopo il bellissimo Preparativi per la partenza (Marsilio 2003), arriva in questi giorni in libreria Un’altra vita. Venti racconti, ognuno dedicato a un autore prediletto, sulla quotidianità dell’amore. Fedele alla sua tradizione poetica, Paolo Ruffilli racconta in maniera suggestiva le complicazioni di questo straordinario sentimento senza il quale nessuna speranza avrebbe ragione di esistere. L’amore crudele, quello passionale, quello tradito e quello inascoltato, ma soprattutto in questi venti racconti c’è l’amore messo alla prova dalle contraddizioni della vita con le sue infinite incomprensioni tra gli esseri umani.

Ruffilli racconta l’amore al tempo dell’impossibile. È impossibile tutto. È impossibile trovare una dimensione, impossibile salvare le cose che amiamo dalla distruzione, è impossibile dare ascolto al linguaggio dei sensi nell’amore, che è diventato paradossalmente il legame che divide. Non è più vero quello che sosteneva Nitezsche in Al di là del Bene e del Male: “Dai sensi proviene innanzi tutto ogni cosa degna di fede, ogni buona coscienza,ogni evidenza della verità”. È troppo alta l’infelicità amorosa in questo nulla nel quale siamo precipitati, nel tempo dove l’impossibile sembra essere l’unica condizione alla quale abbiamo affidato il cammino della conoscenza.

Nelle storie di Ruffilli l’infelicità si perpetua perché i protagonisti hanno smesso di fare dei sentimenti uno scopo di vita. Di quanta infelicità siamo portatori nelle nostre azioni quotidiane che hanno aperto le porte a quell’impossibile, diventata la condizione dietro la quale nascondiamo agli altri la nostra anima, e ogni gesto che compiamo nei confronti della persona amata scatena una serie ininterrotta di emozioni ferite.

L’amore, scrive Paolo Ruffilli, andrebbe solo ascoltato. Vissuto come una delle piacevoli occasioni che l’esistenza offre tutti i giorni a chi non è stupido di rifiutarle. Perché accettandole, si dà sostanza alla vita. Giorgio Bassani, nei versi finali di una bellissima poesia, scrive: “L’amore quando succede è sempre / un altro / fatto”.

Ruffilli avverte la mancanza dei nostri cuori messi a nudo, alla maniera di Baudelaire. L’amore ai tempi dell’impossibile è un abisso dove tutto si perde. Quello di cui si sente la mancanza in questa condizione di estraneità, è quella benedetta reciprocità tra gli amanti che gli eleva a esseri speciali, capaci di tenere sempre in vita il legame unico che sfida per vincere quell’atmosfera di odio e d’incertezza che oggi sta mutando tragicamente le nostre coscienze.

Questo è l’amore che Ruffilli racconta con il suo generoso cuore da poeta nelle sue storie di tutti i giorni, nei quali siamo tutti coinvolti con le nostre vicende. Nella stanza degli amanti dobbiamo cercare un’altra vita per capire una volta per tutte, con le parole di Vittorio Sereni, che d’amore non esistono peccati. Esistono peccati contro l’amore. Perché amarsi, scrive Ruffilli, non è altro che essere parte di qualcuno o di qualcosa, il ritrovarsi senza più distacco legati a un nodo che non può più essere sciolto.

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