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Ho scoperto la scrittrice Cristina per caso, perché lei faceva gentile omaggio di un suo libro che aveva venduto abbastanza bene. Io, da buon feticista dei libri, che amo possedere “fisicamente”, mi sono messo in lista ed ho ricevuto il libro che letto con grande interesse. Mi sono sempre piaciuti i film storici, e lo stesso interesse ce l’ho per i libri storici, anche se non vi sono molte tracce nella mia libreria, per cui il libro di Cristina mi ha subito intrigato molto.

Confesso di aver dovuto superare un grosso scoglio iniziale costituito dal fatto che l’intreccio narrativo del libro si sviluppa quasi esclusivamente sui dialoghi, cosa che io non amo molto. Infatti, di solito preferisco le parti descrittive che si alternano a pochi dialoghi, per cui questo handicap iniziale ha reso la lettura delle prime pagini assai complicata. Una volta accettato, però, questo schema, la lettura è scorsa veloce e piacevole, al punto che finito il libro, sapendo che questo faceva parte di una lunga saga, mi è rimasta la curiosità di sapere cosa fosse successo prima e dopo.

Il primo libro che ho letto era I due ufficiali, così mi sono inserito in altre liste di lettura ed ho avuto la possibilità di leggerne ancora. L’ultimo che ho letto è appunto quello di questa lista Alain e Juliette. Una storia d'amore nella Francia dell'epoca napoleonica. Il mio giudizio su questo libro, racchiude gli altri libri di Cristina che ho letto, perché è impossibile separarli l’uno dall’altro. Sul tipo di scrittura mi sono già pronunciato, non è quello che preferisco per via dei troppi dialoghi, ma, come detto, il problema l’ho superato dopo poche pagine e questo a mio avviso dà l’idea di come sia avvolgente la scrittura di Cristina.

E’ davvero incredibile, poi e per questo encomiabile, il lavoro di ricerca che si nasconde dietro questi romanzi. L’accuratezza dei dialoghi riportati, fa immaginare il lavoro enorme fatto da Cristina. Il risultato è davvero affascinante, come dimostra il fatto che io, dopo aver letto il primo libro, abbia sentito il bisogno di leggerne altri, sia precedenti che successivi.

Una critica, se mi è concessa, è legata al fatto che la quasi mancanza di parti descrittive fa sì che i personaggi siano descritti forse in modo un po’ superficiale, sia fisicamente che psicologicamente.

Nella lettura, mi sono scoperto a pensare a come siano cambiati i costumi sociali: mentre da un lato riteniamo che la società di oggi abbia eliminato molti tabù, dall’altro, leggendo il libro, si capisce come molti altri ne siano sorti nel frattempo: all’epoca del racconto, infatti, i tredici anni di Juliette erano più che sufficienti perché lei avesse rapporti sessuali (o finisse in un bordello, addirittura), mentre oggi il fatto che l’uomo che sarà suo marito abbia trent’anni di più, avrebbe classificato la storia come pedo-pornografica.

Se io fossi un regista, avrei subito avuto la tentazione di contattare l’autrice per farne dei film in serie. Purtroppo per te non lo sono; però ti voglio ringraziare per avermi dato la possibilità di leggerti e di scoprire un mondo a me sconosciuto che, grazie alla tua bravura, mi ha davvero conquistato.

Recensione
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