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La cosa più importante di un libro è, ovviamente, quello che c’è scritto dentro, per cui si dice che la veste grafica è di importanza relativa. Succede così che della letteratura classica si comprano anche le edizioni economiche, quelle con l’aspetto più dimesso e una carta di seconda scelta.

La cosa è diversa per i best-sellers che, quando non si conosce l’autore, vengono a volte scelti per il fascino della copertina accattivante e colorata.

Per la Poesia, almeno per me, la cosa funziona diversamente. La raccolta deve attirarmi già per la veste grafica. L’aspetto esterno del libro deve dirmi qualcosa e deve invitarmi ad aprirlo. Deve, se possibile, affascinarmi con la sua apparenza e deve poi consentirmi di verificare la concordanza tra il suo aspetto e i suoi contenuti. Lo giro e lo rigiro tra le mani questo nuovo libro approdato sul mio scrittoio. Lo osservo con occhio critico, non tanto per ricercare qualche pecca ma per ricavarne dei suggerimenti.

Da qualunque opera può venire un’indicazione buona e se poi le indicazioni sono tante, allora è d’obbligo soffermarsi.

Scopro subito di avere tra le mani un piccolo gioiello di raffinatezza. Una copertina di rara suggestione; non la solita riproduzione di un quadro impressionista che anch’io, anni fa ho usato scoprendo poi la stessa immagine su un’infinità di scatole di cioccolatini ma neppure l’altrettanto sfruttato quadro di Klimt.

No, un disegno, una trina, come nel titolo del libro. Una sola piccola pennellata di rosso, la stessa sul retro, una piuma, anzi una penna. Un simbolo dell’emozione.

L’ultimo risvolto di copertina porta come d’uso, una biografia sintetica dell’autrice e una foto che chiunque potrebbe solo definire incantevole. La ragione? Una donna senza età con un’aria estatica e la sensazione di avere davanti agli occhi l’icona perfino scontata di quello che si definisce come poetessa. Una Emily Dickinson del nostro tempo ma questa volta una donna serena e appagata.

Sono già affascinato e pensare che non ho ancora aperto il libro e perciò non posso ancora parlare della Poesia. Posso solo dire dell’emozione estetica, anzi sarebbe meglio dire estatica, che continua.

Certo molta parte del merito va a Pilgrim Edizioni anche se l’input è senza dubbio dell’autrice ma non è tipico di chi deve fare i conti con i costi di produzione accettare tutte le indicazioni quasi maniacali del poeta e in questo testo ne troviamo di sottigliezze e ognuna con il suo prezzo.

Il carattere tipografico differente per ogni tipologia di poesia a seconda che siano di tono intimo o piuttosto si tratti di celebrazione di qualche personaggio di riferimento o ancora di tributo d’amore per l’innocenza tradita o per le tragedie della storia. Preziosità sono l’inserimento di vecchie foto, di disegni, le citazioni di Eliot e di Emily, il titolo del libro annotato in testa alla pagina e i nomi di autore ed editore in basso e le sottolineature con un piccolo tratto e i bouquet di rose come un richiamo ripetitivo, ossessivo.

Non mi servirebbe nemmeno di leggerle le poesie perché ormai ho capito tutto, ho colto già il senso del messaggio poetico così bene che leggendo potrei correre il rischio della delusione. Si fa per dire perché se la veste cattura, i contenuti sono esattamente quello che speravo.

Chi scrive si propone con grande delicatezza e con una sorta di controllata ritrosia, quasi con reticenza, tuttavia l’intimo traspare alla fine con sicurezza indiscutibile perché i sentimenti rappresentati sono veri e a lungo sedimentati. La sfera intima appare in tutta la sua raffinata sfaccettatura, sicura e trepida secondo le circostanze. Quando cambia la grafia della composizione editoriale si capisce che l’occhio si appunta su altri sentimenti e su altre emozioni.

La celebrazione di chi ha lasciato un segno nel cuore dell’autrice, di chi ha contato nella costruzione della sua personalità e nella elaborazione della sua emotività, prende evidenza nei caratteri tipografici. Un tratto ancora diverso segna lo scorrere dell’attenzione verso i temi così intensamente sofferti dell’infanzia abusata , dell’umanità violata, della femminilità calpestata.

L’aspetto più eclatante dei contenuti prediletti da Marina è l’intensità della partecipazione umana e della più intensa e commovente consapevolezza. Consapevolezza di se e della propria carica emotiva quando con tanta delicatezza e tanta discrezione parla della personale sfera emozionale e consapevolezza del suo potere di convinzione e della sua forza propositrice quando parla dei suoi temi preferiti, l’infanzia e i suoi diritti, la sopraffazione dei deboli, la fragilità della condizione femminile.

Il suo messaggio non è semplice commozione e commiserazione, è denuncia, è indignazione ed è tutto quello che è semplicemente sottinteso perché la Poesia, la sua Poesia in particolare si affida alla sottile seduzione delle parole per creare una corrente di empatia tra il poeta e il lettore, corrente che apre l’anima di chi legge e gli consente di fare proprio non solo l’emozione ma anche l’imperativo a partecipare e a diventare egli stesso testimone e veicolo di diffusione del messaggio subliminale che in fondo dice: “si faccia tutto perché non accada mai più.”

La forza delle parole, la pregnanza dei sentimenti, la forte carica dell’ispirazione tuttavia non basterebbero a fare di questi concetti quello che si definisce come Poesia. Poesia è convergenza di significati e di forma.

Se la nobiltà dei concetti non trova modalità espressive adeguate non si può parlare di buona Poesia. Gli intenti saranno apprezzabili ma la collocazione dell’opera in una certa sfera letteraria potrebbe avere delle difficoltà. Se accade, come a Marina accade, di trovare per ogni emozione la giusta misura per la parola poetica, la corretta cadenza che a volte è una specie di sussurro e altre volte una nota più enfatica, se la frase, se il linguaggio è perfettamente aderente ai significati allora un semplice testo diventa Poesia e Poesia vera.

Il risultato non è così scontato per nessun poeta e chiunque abbia dimestichezza con lo scrivere sa bene come ad ogni rilettura, specie dilazionata nel tempo, ogni autore trovi qualcosa da limare, da sistemare, da correggere. Magari solo una virgola o un vocabolo da rimpiazzare. Per un autore tutto è perfettibile o quasi ma ogni autore sa anche che ci deve essere il momento di dire basta e di licenziare un testo.

Tutte le poesie di questa raccolta danno la sensazione di una accurata e meditata scelta e rilettura. I testi di Marina hanno la magia della semplicità quando occorre, la seduzione di accorte e ben dosate assonanze, la forza di versi brevi e incisivi e la discorsività di versi ipermetrici. Le poesie di Marina hanno la finezza che viene da una raffinata educazione letteraria, dalla ricerca e dal recupero di vocaboli inconsueti, qualche volta sospetto perfino si tratti di invenzione personale. I concetti di Marina trovano strade volutamente impervie per testimoniare di una sua personale ma non snobistica aristocrazia espressiva.

Quando ho per le mani un libro di Poesia io mi chiedo sempre: ma questo vorrei o non vorrei averlo scritto io? Mi rispondo semplicemente. Il mio editore mi dovrà sentire quando gli proporrò tutte le finezze editoriali che ho trovato nel libro di Marina e dovrà fare i conti con tutte le richieste che gli metterò sul tavolo.

Con la Poesia invece… Con la Poesia non posso fare la stessa cosa, non posso certo copiare, anche se mi piacerebbe appropriarmi di qualche splendida metafora, pena una denuncia per plagio e per la verità bisogna dire che ognuno ha modi espressivi che gli sono propri e ai quali non deve rinunciare. Resta tuttavia un valore indiscutibile, la Poesia bella ha una funzione maieutica e io riconosco questa funzione forte e piena nella Poesia di Marina.

Da questa poetessa ricevo il dono più grande che può venire regalato dalla lettura che è quello di stimolare, in me come in tutti quelli che amano la scrittura, la produzione di altra buona Poesia.

Milano 1 gennaio 2010

Recensione
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