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Luco dei Marsi 10 novembre 2006
anch’io speravo di rivederti a Pistoia, dove peraltro, visti i …precedenti, tu sei diventato ormai di casa…; ad ogni modo, poiché la tua serie è momentaneamente ferma alla quarta volta, ci saranno ancora altre occasioni per chiudere il cerchio biblico delle sette volte… In ogni caso, come auspichi nella tua gradita lettera, speriamo di incontrarci altrove; forse non sarà a Sogliano, dove al “Venanzio Reali” i concorrenti (parlo di quelli premiati) hanno parole-coltelli tra i denti, ed io solo parole sdrucite (e per questo sono, ovviamente, felice di far parte di siffatta bella gente); sarà magari a metà strada tra Sogliano e Luco dei Marsi, e magari proprio in Toscana, terra della memoria e della storia (anche della nostra storia, quella, cioè, che in qualche modo ci accomuna - malgrado la distanza si misuri in …anni luce - con i grandi spiriti della poesia e della parola). Anche perché la Toscana è la terra dei premi letterari, che, come ben sai, sono l’ideale porto di mare per i sognatori e i …perdigiorno come noi; dove s’incontrano e corrispondono, per una sorta di comunanza sentimentale e fraterna, le anime nude e semplici dei poeti, quelle che ancora si smarriscono se “Un autobus avanza semivuoto | nell’ora che fa cruda la città” (Briciole di vita, d’eternità e di morte); quelle per le quali le memorie degli affetti perduti continuano tenacemente a mettere radici nei nostri giorni, e che a fatica, ma umanamente, accettano questa perdita: “Anche mio padre ora sarebbe al porto | ed io che so quanto distante sia l’eterno | ora mi piego a questa lontananza”(Anche mio padre); “Per ore ed ore ho fatto questo viaggio | con te di fronte, in complici silenzi, |…| Per ore e giorni ed anni. E’ troppo il tempo |…| è troppo se ti penso oggi lontana, | in piedi sulla soglia, | ed è uno strappo questo che fa male.” (À rebours).
La tua è, oltre che poesia dell’attesa, una poesia della memoria, della terra e del tempo; un viaggio ininterrotto in due diverse, apparentemente opposte, direzioni: la prima è un ritorno al passato, con le sue stazioni di struggenti corrispondenze e rinnovati addii; un ritorno ai luoghi reali del paese e della casa paterna: “Ritorno a questa casa,… |…| E sono qui, in silenzio, nell’attesa | che già qualcuno… | scenda dai campi, svicoli dall’erta, | mi porti un segno di redenzione, | ripopoli il calvario di ogni assenza.” (Ritorno a questa casa); ma anche ai luoghi simbolo degli stadi della vita: “Quando una coltre di sonno piegherà | le mie palpebre stanche…, | orizzonti di luce apriranno la soglia | del tempo e rivedrò | il bambino sparuto risalire da remoti | orizzonti nel gracile sorriso” (Rivedrò). Gli stilemi delle partenze e dei ritorni, dell’attesa e del viaggio (ma io direi una vera e propria poetica del viaggio, metafora e sostanza della vita) sono ripetuti e ricorrenti, con una quasi ossessiva, ostinata rivisitazione di quei luoghi e di quelle presenze-assenze, di quel tempo ormai consumato che, insieme al “…solco della vita | rapido incide il taglio dai miei luoghi | lo strappo ancora aperto dai miei cari, |…” (Alla mia terra). La seconda direzione è (se mi consenti questo “prestito” dal linguaggio cinematografico, vagamente “blasfemo” nel tuo caso), una specie di ritorno al futuro; a quel futuro che appartiene al volgere dei cosmi, al fatale trascorrere del tempo e delle stagioni; a quel tendere di ogni nostra esperienza al leopardiano “nulla eterno”, misteriosa e insensata (forse…) dimensione dell’umana avventura. Ma si tratta, a ben vedere, di una direzione solo apparentemente opposta alla prima, perché tornare a ritroso verso la nostra vita trascorsa e gli affetti e i luoghi del passato, non è che un tendere, allo stesso tempo, verso un prima e un dopo che convergono e si fondono in un’unica meta: “Tutto ritorna alle radici, alla sorgente, | quando il fiume alla foce si avvicina, | al capo lungamente ricercato | sul filo che si frange tra le dita, | tutto ritorna al senso della vita.” (Io fui). Così, malgrado l’incertezza del viaggio e l’aleatorietà della meta, è necessario rimettersi in viaggio: “… Eppur bisogna | riprendere la strada. Già mi precedi | in questo viale cupo di penombre.” (Incerto il nostro viaggio). Poetica del viaggio, dunque. Non per niente questo termine ricorre in ben cinque titoli della raccolta; e ancora di più sono i rimandi in quella direzione se, anche solo citando i titoli, aggiungiamo le liriche che variamente ricomprendono il tema del viaggio, o che comunque a quel tema riconducono: Di là dalla cortina d’ombre; Oltre la siepe; Ritorno a questa casa; Ritornando a Pietra dell’Uso; La mia strada; Tornare qui da tempo; Il ritorno lacera i ricordi; Rifaccio questa strada; L’ultima meta; In treno; À rebours; Promenade di un amore. Come vedi, caro Bruno, mi sono fatto contagiare dalla …teoria dei quanti, con cui Andrea Brigliadori, nella sua bella prefazione, si è messo di buzzo buono a far di conto per, appunto, quantificare termini, espressioni, locuzioni capaci di dar corpo a quella “situazione” esistenziale che, a suo modo di vedere, caratterizza la tua poesia. E’ vero, ne “Il tempo dell’attesa” si ritrovano Pascoli e Campana, Pavese e Montale e Garcia Lorca; ma io ci ritrovo anche, come in Da una lettera di un soldato il Mario Luzi di Presso il Bisenzio, e ancora Nazim Hikmet (L’ultimo viaggio), e Robert Desnos del Le dernier poème (Il tempo dell’attesa); e, volendo, si potrebbe continuare per molto, a significare che quando la poesia è tale, non conosce confini, ostacoli, steccati o muri, e i poeti, per una sorta di magia, ne afferrano l’essenza, anche, a volte, senza neppure conoscersi e frequentarsi. Caro Bruno, mi scuserai se ti scrivo per e-mail e non da vecchio, buon …amanuense, ma la mia grafia non è propriamente leggibile; e, poi, bisogna considerare che a questa pagina e mezza dattiloscritta corrisponderebbero circa sette-otto pagine scritte a mano: si tratta anche, quindi, di non disboscare l’Amazzonia… Spero di non averti troppo …depresso con queste mie noterelle. Se ciò fosse accaduto, sono certo che non me ne vorrai, ma che guarderai con occhi buoni al mio piccolo tributo di stima e di amicizia. Provvederò a salutarti gli amici di Pistoia. Un caro saluto e a presto.
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