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Dell'azzurro ed altro

Dedicato con amicizia a Maria Luisa Daniele Toffanin

Angolo di luce

Quel raggio di sole / furtivo che accende di / azzurro il verde del melo / è già guizzo d’Eterno / segnato per sempre / nell’anima di cielo / dal grido di gioia / di un solo momento. / Istante felice / che rimane dentro. / Parola da lontano a noi / svelata in un angolo di luce.

Nel chiostro del silenzio

Fermati tempo là / ad ascoltare l’Eterno / nel chiostro del silenzio. // Voci mute di santi / oranti nelle nicchie / di tessere corrose / nell’oro e nel cobalto. // Rumori opachi di colori / camelie ancora acerbe / a maturare lente / nel fuoco del risveglio. // Parole caste d’acqua / celate da stormire / lieve di fronde / d’antichi riti sciolte / nel fluire d’emozioni. / Catarsi puro dono. // Fermati tempo là / a sentire me viva dentro / nel chiostro del mio silenzio.

È possibile commentare la Poesia schiodando le parole dallo spazio e dal tempo della vita, che le ha partorite nel silenzio e nello stupore di un’anima sospesa e sorpresa dall’incontro con il mistero dell’Altro, velato e svelato nella creazione-convocazione-invocazione continua?

Non è forse solo l’ascolto la via di accesso al sentiero segreto tracciato dalle parole, che tendono ad attingere e a tradurre la realtà già riflessa nel cuore dalla luce primordiale di un’assenza-presenza da riconoscere e da colmare?

Sono interrogativi che affiorano come i labbri di una ferita profonda quando incrocio la Poesia con l’iniziale maiuscola di Maria Luisa Daniele Toffanin.

Le due composizioni scelte dalla silloge “Dell’azzurro ed altro” coinvolgono nella crisi di discernimento esegetico ed ermeneutico che palesa la distanza pressoché incolmabile del mio ri-conoscere e ri-dire la Parola poetica gravida di realtà e colma di Spirito.

Una distrazione liturgica mi suggerisce come la quadratura del cerchio vada scoperta e trovata in un passaggio criptico del dialogo evangelico tra Gesù e Nicodemo. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove vai: così è chiunque è nato dallo Spirito. (Gv 3, 7-8)

In questa ebbrezza mistica effusa dalla Poesia di Maria Luisa Daniele Toffanin trovo la chiave di accesso alla realtà, penetrata trasversalmente dalle parole che intessono ogni suo frammento nell’immensità dell’universo, nella trama della storia e nella via della vita.

Devo ri-nascere dall’alto per abbandonarmi al vento della Poesia che solleva e trasporta le parole nel cuore, aprendomi alle risonanze infinite della realtà e coinvolgendomi nel vortice di una creazione continua.

Le immagini uniche incise da poche parole assolute appaiono come pietre preziose di una realtà trasfigurata nell’istante felice della poesia.

Quel raggio di sole… è già guizzo d’Eterno.

Nell’Angolo di luce vedo concentrato il senso di una vita immersa nel tempo dell’Eterno e pienamente avvalorata nel rigoglio della natura, nell’esperienza fusionale dei colori che dipingono i sentimenti e della parola remota svelata in un angolo di luce.

Nel chiostro del silenzio, l’oggi perenne della grazia emerge come un mosaico immerso nell’oro e nel cobalto dall’inclusione fra ascoltare l’Eterno e sentire me viva dentro / nel chiostro del mio silenzio.

Recensione
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