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La casa in mezzo al prato in Boscoverde di Rocca Pietore

a Maria Luisa Daniele Toffanin:
con profondo-ammirato-devoto affetto

Ogni casa infatti viene costruita da qualcuno; ma colui che ha costruito tutto è Dio.
In verità Mosè fu degno di fede in tutta la sua casa come servitore, per dare testimonianza di ciò che doveva essere annunciato più tardi.
Cristo, invece, lo fu come figlio, posto sopra la sua casa. E la sua casa siamo noi, se conserviamo la libertà e la speranza di cui ci vantiamo.

(Lettera agli Ebrei 3,4-6)

Il libro è pubblicato dall’autrice quale personale progetto per la memoria-rinascita di questi luoghi amati ora lacerati, con un pensiero particolare per i giovani e per i bambini. (Retrocopertina del libro)

L’incontro del Cenacolo di Poesia, in programma venerdì 18 gennaio 2019 con la presentazione dell’ultima silloge di Maria Luisa Daniele Toffanin, si è rivelato un momento vertice della nostra ricerca, ponendo all’attenzione del cuore l’urgente necessità di una risposta coinvolgente al cataclisma dell’uragano che ha sconvolto le Dolomiti bellunesi.

Non desidero dare una recensione del volume che esula dalle mie competenze, bensì delineare alcune note sparse in merito al complesso evento che abbiamo accostato attraverso la diretta e appassionata testimonianza di Maria Luisa preceduta dalla puntuale introduzione del prof. Mario Richter.

Come suscitare e incanalare una reazione positiva e concertata all’immane catastrofe che ha cancellato con la violenza di un monsone la natura e la vita di una regione abitata da una secolare storia intessuta di significative e gloriose tradizioni?

Come e dove trovare le ispirazioni e le motivazioni per fondare e attivare un’opera di ricostruzione spirituale, culturale, sociale, politica, economica?

E’ bene sottolineare che la Poesia, come espressione e dimensione spirituale del cuore, ha la forza di rispondere a questi interrogativi.

La pubblicazione della silloge già programmata come debito di ospitale umanità a “La casa in mezzo al prato in Boscoverde di Rocca Pietore”, attraverso la condivisione-comunione-missione accorata di Maria Luisa verso gli abitanti ladini del luogo, assume ora un valore memoriale e un senso profetico.

La poesia attinge l’alto profilo della liturgia della Vita per celebrare la natura e la storia, così da tracciare il filo rosso che avvince i cuori nell’esperienza del Mistero come anima e forza del nostro cammino terreno proprio nelle prove e nelle circostanze più sconvolgenti.

Tutto ciò accade grazie al patrimonio di fedeltà e di amore per quella terra accumulato nelle stagioni e negli anni, che Maria Luisa ha saputo trasfigurare nel respiro eterno del poetico cantico inscritto nell’eco del silenzio alpestre.

Questa solidale testimonianza è la chiave di volta per riscoprire e riaccendere la scintilla della creazione e della speranza tanto nei cuori angosciati quanto sul prato lacerato.

La casa, alla luce della vita liricamente accolta come tessuto d’infinite relazioni e d’intense esperienze nell’unico corpo dell’umana edificazione, diviene il baluardo della possibile continuità dell’impegno comune per la ricostruzione e la rinascita di un fecondo futuro.

L’attuale portata del memoriale poetico avvalora la speranza come progetto profetico di un nuovo cammino di vita, che ridipinga nella gioia lo spazio libero-verde del prato e ricrei nel giubilo l’ abbraccio conviviale-ospitale della Casa di tutti.

Ab. Norberto

Recensione
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