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La stanza alta dell'attesa tra mito e storia
        Cenacolo di Poesia 13.02.2020

Dalla mia mansarda sospesa e affacciata sul Chiostro dei Cipressi nello sfondo di un tenue grigio-azzurro immerso nei simboli silenti di un tardo inverno e nell’orizzonte lagunare di un’alba spenta, sono lieto di presentare - con la rosa dei miei sentimenti di profonda empatia - alcuni pensieri sparsi, affiorati nell’incontro del Cenacolo e dettati dall’ultima opera: capolavoro vertice, frutto eccellente, prosimetro della memoria, nella immensa comunione vitale e poetica vibrante di umana esperienza della “nostra” Maria Luisa Daniele Toffanin.

La prima suggestione riflessa dal titolo mi ha portato nella sala al piano superiore, grande e addobbata, nella stanza alta dove il Signore Gesù ha mangiato la Pasqua con i suoi discepoli. (Cfr Luca 22, 11-13)

La stanza alta è il grembo fecondo inesauribile della vita e l’attesa è il filo rosso liturgico eucaristico della storia della Salvezza. Lo Spirito si fa Carne, il Verbo dimora nel nostro cuore e la Storia si trasfigura nella Poesia per celebrare il mistero dell’Uomo e lo stupore del Creato.

Non ho trovato altra misura per accostare, assumere e definire questa opera che quella biblica della Sacra Scrittura, tanto da rivelarne l’ autentica ispirazione come Piccola Bibbia Patavina del XX secolo, con il suo Vangelo di amore, di gioia, di luce, di pace, di speranza.

La prosa che percorre la via narrativa si apre all’orizzonte armonico evocativo della poesia intessendo il memoriale eucaristico della Vita nella gratitudine delle relazioni umane creaturali e nella comunione delle generazioni nel fluire dei loro passaggi familiari, spirituali, sociali, culturali, politici.

Da La mia attesa bambina del Natale: S’alzava avvolgente un suono / ancora struggente di cornamusa / soffuso per gli incavi, effuso / per la piazza del Santo patavino / ma là nel buio era solo nostro / un suono intimo di famiglia / che si faceva universo. // Quel suono era l’attesa /- ora mi si svela il vero - /della Luce nella tenebra.

Da Dirò della città: L’attesa era la città intera attraversata / dal santo dei miracoli presente nelle radici delle case /// Minute attese in cieli colmati di stelle promesse / ma la città più vera erano le mani / la voce del padre e della madre / che ci conducevano per quegli spazi / della vita come luoghi dell’anima.

Recensione
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