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Mi piace definire Pasquale Martiniello un "cronista in versi". Nel senso che la sua poesia è testimonianza puntuale e rigorosa di fatti e avvenimenti del nostro tempo, sia in positivo che in negativo. Senza che venga comunque a mancare l'affiato poetico, la sosta lirica su ciò che è emblematicamente mito. (Adone). Quella di Martiniello è una vera battaglia contro le storture dell'oggi, a partire dall'ecologia tradita (Siamo noi ecologisti), dal disinteresse di fondo della società ricca nei confronti dell'Aids che decima il terzo mondo (E' morto l'angelo nero) e dalla violenza a tutti i livelli (Siamo barbagli). E' fustigatore di costumi facili e di facili trucchi o giochi politici al fine di mantenere privilegi e vantaggi furbescamente ottenuti (Cambia la politica). Potrei continuare su questo versante soffermandomi più a lungo sulle molteplici speculazioni e prevaricazioni ad ampio raggio di cui si nutre tutta la poesia.

Come sono questi versi? Duri come pietre da lapidazione, come macigni gettati sulle schiene dei rei. Versi che comunque attraggono, coinvolgendo non solo per il drammatico contenuto, ma soprattutto per il notevole livello stilistico. Sa "maneggiare" i versi, Martiniello, per arrivare al cuore del lettore e stupirlo, facendolo nel contempo riflettere sulla fragilità della natura umana. Non basta citare versi di Ossimori per capirne il significato profondo, si deve leggere tutta la silloge. Perché questa è veramente poesia.

Recensione
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