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Solo un individuo “diminuito di qualcosa” può essere capace di “comprendere il tutto”, scrivere la storia universale e riappropriarsi delle cose dimenticate. Solo un uomo in qualche modo sofferente può non essere vinto dalla coppa d’assenzio della vita comune. Amarezza prima e diretta quella disillusione famigliare che suscita, per un’infanzia non riconosciuta, un triste atteggiamento di ribellione verso i genitori, tuttavia amati.

È delitto non voluto togliere il sogno ai bambini che, depauperati di sana leggerezza, porteranno per tutta la vita un consequenziale fardello.

L’Oriente – il fiume Gange – ha la sacralità del conforto: “…Il Gange | ha il mio respiro quieto | di memorie, l’ardimento | della resurrezione.”

Un forte desiderio di comunicare fa chiudere la sua lirica “Ballata nuda” con queste parole: “Liberatemi dalla molla | che mi costringe. Ho voglia | di volteggiare fuori tempo | per chi mi sa vedere.”

In “Smarrimento” un riscatto dalla propria debolezza fa dichiarare all’Autrice: “Esigo un brandello di storia | da riscrivere. E occhi grandi | per poterla leggere.” L’unicità dell’amore è ben espressa nella poesia “Se qualcuno”: “Se qualcuno mi cogliesse nell’attimo | della resa quando confusa giaccio | nel paniere, matura al punto giusto | per gustare l’esaltazione dell’addio | al ramo. Se qualcuno capisse | quanto amo il compratore esigente | che sa la dolcezza, il succo e il divenire. | Se qualcuno soltanto mi vedesse indifesa | e così diversa dagli altri frutti | lasciati lì a marcire…”

La tristezza ha un’apertura alla vita, parola che ha assonanza con “Invito” ultima lirica del volume: “Ho invitato tutti i cantastorie | al mio banchetto galaverna | dove i passeri rastrellano molliche | e i fiammiferi la scintilla. | È il nostro canto sommesso quello | di una stretta che lascia monete | fredde al marciapiede. | Noi sappiamo i brividi strani | dell’autunno sulle foglie, | l’attesa del sole, il tocco del fiocco, | il fieno e il profumo | dell’erba medica che l’accattone | cieco canta alle stagioni. Noi sappiamo.

Recensione
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