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Prefazione a
Storie di guappi e femminielli
di Monica Friso

Sergio Zazzera
Guappi e femminielli nella Napoli del passato

Guappo e femmeniello: due maniere distinte di atteggiarsi della Napoletanità, connotazione degli autentici "figli di Partenope", che scrivo volutamente con l’iniziale maiuscola, oggi che una malintesa maniera d’intendere la globalizzazione potrebbe indurre a considerarla come una caratteristica negativa. Qualcuno, anzi – e penso al più recente La Capria –, mostra già di farlo, rinnegando di fatto quella sua originaria, quanto benefica, distinzione fra "napoletanità" e "napoletanitudine", che pure costituirebbe un utile contributo alla salvaguardia dell’identità napoletana.

Il guappo, dunque, volto benevolo di un’alternativa alla legalità, propria di altri tempi ("quann’ ’o guappo era ’nu rré", come cantava Ernesto Murolo in Napule ca se ne va), paciere/giustiziere con una pretesa di rispetto, ch’egli stesso riteneva giusta e che per tale gli era riconosciuta, a mo’ di ricompensa, da coloro che ricorrevano alla sua interposizione. Poi, com’è sotto gli occhi di tutti, una virata in senso negativo ha fatto sì che questa figura fosse cancellata – meglio, sopraffatta – da quella del camorrista. E non dico altro (avrebbe detto Totò).

Il femmeniéllo, a sua volta, immagine di una diversità che l’apertura mentale del popolo napoletano ha reso sempre ben accetta e che soltanto la ricerca del modello di "nemico" da proporre al popolo (questa volta, non soltanto napoletano, bensì a quello italiano intero), che il regime fascista si era proposta come obiettivo, riuscì a rendere oggetto di persecuzione, lasciando più di qualche deprecabile strascico anche nell’Italia liberata.

A ricostruire la fisionomia di queste due figure provvede oggi Monica Florio, passando in rassegna tutte le possibili fonti – letterarie, giornalistiche, iconografiche – e offrendo, così, un valido contributo al salvataggio di componenti preziose del patrimonio identitario del popolo napoletano; il quale oggi, più che mai, ne ha enorme bisogno.

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