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Dal volume
Al cuore della mia razza
di Elisa Mandarà

la Scheda del libro

Lucio Zinna

[…]

Non tutte le voci poetiche siciliane convergono comunque entro il microcosmo regionale.

Se ne distacca il Gruppo Beta, costituitosi alla fine del 1964 in empatia col gruppo «alfa»,89 ossia con la Neoavanguardia.

Ѐ infatti superfluo rammentare che il Gruppo 63 nasce ufficialmente a Palermo, in occasione della «IV Settimana di Nova Musica», che si svolse presso l’Hotel Zagarella tra il 2 e il 9 ottobre del 1963.

Ideologicamente il movimento si spacca ab inizio tra la linea sanguinetiana, che propugna il bisogno di un impegno fattivo mirante alla sovversione dell'establishment borghese, e il polo opposto, facente capo ad Angelo Guglielmi, sostenitore del disimpegno dell’intellettuale e del necessario estraniamento della letteratura da quanto sia altro da sé.

Entrambe le fazioni convergono però nella scelta dello strumento atto a demistificare la cultura neocapitalistica e ad opporsi alla prevalente poesia novecentesca, secondo i Novissimi intrappolata, in essenza, in un reticolo intimistico e soggettivo.

L’anarchismo linguistico, lo scardinamento degli istituti sintattici e metrici, la loro dissacrazione, l’uso della parodia: la ricerca linguistica dei neoformalisti suggestiona incisivamente il palermitano Gruppo Beta, ma non a tal punto da spingerlo a lasciarsi inglobare del tutto nel più rilevante circolo settentrionale.

Ispirati, più che al Gruppo 63, alla beat generation (che aveva associato all’estremismo espressivo una tangibile protesta sociale), i siciliani funzionalizzano le trasgressioni formali alla «formazione dell’uomo nuovo: l’uomo del terzo millennio»,90 auspicando «l’avvento di un umanesimo scientifico, onnicentrico, in contrapposizione all’umanesimo antropocentrico di tipo umanistico-rinascimentale, considerato storicamente “bruciato”».91

Gravitarono nell’orbita del Gruppo Beta i giovani poeti Nick Di Maio e Ugo Dolcemascolo. Tra coloro che ne sottoscrissero il programma troviamo il poeta futurista Castrense Civello, Nat Scammacca, Miki Scuderi. E ancora Lucio Zinna, fondatore, assieme ad Angelo Fazzino, dei «Quaderni del cormorano», che veicolarono gli obiettivi del gruppo.

La collana ospitò vari poeti, tra i quali Melo Freni, di cui promosse Bidiem/me, e pubblicò naturalmente le opere (di narrativa e di prosa) dei suoi animatori: nel ‘67 usciva in collana Antimonium 14 di Zinna.

Il Gruppo 63 aveva infranto, con la intenzionale non comunicatività del dettato poetico, la connessione convenzionale tra significato e significante, demonizzandola in quanto effigie dei cristallizzati schemi sociali e culturali.

Diversamente, Lucio Zinna (Mazara del Vallo [Trapani], 1938), «pur restando nell’area sperimentale, trova il giusto rinnovamento all’interno della parola»:92

Antica lettera

Il mio asteroide brilla in solstizi d’inverno non puoi
vederlo nunc et semper cara astrale distanza fra noi.
Io non so più quand’è che brilla il tuo pianeta bevo
desolazioni e cerco / di sintonizzarmi come posso / il mio
silenzio è chiuso / in un bicchiere.
Abito in via Veneto tu
in via Sardegna – quattro passi si direbbe – ogni passo
un milione soltanto di anni luce. Sono la tua distanza
e questo (gelido) vento di dicembre / se ti rapisce angosce
delusioni / e canto di fogliame di cicale / triste la notte
che / ritorna l'eco.
Mancano valvole antenne manca una rampa di lancio
al mio Cape Kennedy esperimento questa memorizzazione
tremenda.
Sei la mia distanza. Ѐ il problema se il pensiero la
brucia / ridivento eretico in rogo.
Ti saluto.93

Lucidissimo critico, Zinna è in più autore di una poesia venatamente tragica, condotta tra ricordo e attualità.

Nel discorso civile, come nella meditazione esistenziale, il poeta affila la propria ironia, secca come le frequenti conclusioni epigrammatiche:

Resistenza

Imparo ogni giorno a costruirmi questa
vita contro visibili storture sotterranei
tentativi di sopraffazione. Spesso disancorato
cerco rammento propongo ampliamenti progressivi
di umani spazi ulteriori conquiste di civile
dimensione.

Fido nella memoria. Altra funzione non v’è
che sia così cosciente così controllata così
di sé consapevole (Galluppi). Vigile memoria
di sconfitta barbarie. Quando si vide il nero
proclamarsi luce e ordine il caos quando la
filosofia della morte violenta pretese gloria
pei secoli avvenire – lo smascheramento fu
obbligo e sacrificio.

Che mai nessuno passi più per il camino. Tali
restano i roghi tali i lager anche se mutano
nome. Chi li gestisce con qualunque divisa
sempre si chiama aguzzino-carnefice-boia. Vigile
memoria passato freccia presente freccia futuro.

Coltivo un’utopia a nome libertà. Uomini e idee
circolare sicuri nel mondo (il mondo è degli
uomini e delle loro idee). Coltivo una possibile
utopia. A volte stringo i denti urlo se capita
difendo mi difendo continuamente resisto.94

Il Gruppo Beta esaurirà la propria attività – perlomeno ufficialmente – nel ‘70. Sopravviverà dunque al Gruppo 63, smantellato pubblicamente nel 1968, anno in cui, a Roma, Milano e Torino, viene simbolicamente dato fuoco a «Quindici» (la rivista, edita da Giangiacomo Feltrinelli, era uno dei canali del movimento).

[…]

Note

89 Cfr. Gli eredi del sole, cit., p. 466.

90 Ivi, pp. 466-467.

91 ibidem.

92 ELIO FILIPPO ACCROCCA, cit. in V. ESPOSITO, L'altro Novecento, cit., p.682.

93 L. ZINNA, Un rapido celiare, Quaderni del cormorano, Palermo, 1974, in Poeti della Sicilia, a cura di Lucio Zinna, Forlì, Forum/Quinta Generazione.1981, p. 139.

94 L. ZINNA, Qualcosa da ricordare, poesie inedite della Resistenza a cura di Piero Merlino, con prefazione di Max Salvadori, Roma, Quaderni della FIAP, 1978.

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