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La Libraria Padovana Editrice
(la stessa che cura, con competenza e diligenza, il sito telematico Literary,
divenuto ormai un servizio imprescindibile), pubblica un volume prevalentemente
dedicato agli alunni delle scuole, in occasione del 150° anniversario dell’unità
d’Italia (1861-2011), opera di un apprezzato studioso delle nostre lettere,
autore di una sessantina di libri, il Prof. Carmelo Ciccia. Trattasi di un
excursus della storia letteraria nazionale, dalle origini della lingua ai
nostri giorni, inteso a porre in evidenza quanto e quanti (tra autori, testi e
tendenze letterarie) abbiano contribuito a infondere, sollecitare o tener desto
il sentimento dell’unità nazionale, in varie epoche storiche e nelle condizioni
socio-politiche ad esse correlate. ‘Scrittori che hanno unito l’Italia’ sono
giustamente considerati «non soltanto quelli che hanno caldeggiato o
materialmente procurato l’unità politica dell’Italia o che ad ogni modo hanno
contribuito a saldare il sentimento nazionale, anche mediante la ricerca e l’uso
di un’unica lingua, ma pure quelli che col loro prestigio hanno dato lustro
all’Italia», chiarisce l’autore.
Un
lavoro attento, dal quale, per la vastità della materia e per l’esigenza di non
appesantirla, è stata bandita ogni prolissità, evitando nel contempo i rischi
che possono derivare dal suo opposto. Il libro (comunque di ben 150 pagine di
ariosa grafica), ineccepibile per correttezza scientifica, si rivela di
sollecitante e gradevole lettura. Un merito, questo, che sanno conseguire
critici e autori di testi scolastici (e non) dotati di quella particolare, non
proprio comune, maestria detta, con diffuso sintagma, ‘capacità di sintesi’, il
cui pregio non si esaurisce nella brevità, poiché questa perderebbe ogni suo
positivo effetto ove non fosse sapientemente suffragata da altri ineliminabili
apporti, quali l’acribia nella trattazione, la chiarezza espositiva e la
sostanziale esaustività. Impresa, questa, non impossibile come la quadratura del
cerchio, ma certamente non facile, qui mirabilmente compiuta.
Possono esserne indicativi
i profili dei vari scrittori e poeti, maggiori e minori che siano, dei quali il
Nostro sottolinea, con trattazione a ciascuno di essi adeguata, i tratti
distintivi e gli elementi che ne determinano l’originalità. (E del resto sarebbe
bene, ormai, superare la vecchia e limitante distinzione tra ‘maggiori’ e
‘minori’, in quanto ogni autore, la cui produzione non sia peregrina, è a suo
modo originale, creativo, e portatore di un proprio messaggio di arte e di
umanità). Esemplari per nitidezza e acume, per fare appena qualche esempio, i
profili di Dante, di Foscolo, di Manzoni, di Nievo, di Verga, di Pascoli, di
D’Annunzio, della Deledda, di Pirandello, di Lampedusa. Ma anche di Casanova e
di Da Ponte, di Rapisardi e di De Amicis etc. Impreziosiscono la lettura
(rendendola ancor più gradevole, specie ai giovani) alcune fugaci considerazioni
(per così dire, a margine) che l’autore qua e là si consente,
raggiungendo lo scopo di alleggerire la materia, ponendo garbatamente l’accento
su alcuni peculiari aspetti, per lo più di rilevanza pedagogica. Questo, ad es.,
una rapida e sapida considerazione a proposito della famosa poesia dedicata dal
De Amicis alla madre sessantenne, che gli alunni di trascorse generazioni (come
la mia) impararono a memoria: «Naturalmente a quei tempi −
nota il Ciccia − 60 anni
erano un’età in declino; ma oggi le donne generalmente sono belle anche dopo
tale età; inoltre è da aggiungere che allora anche la vecchiaia aveva la sua
bellezza, dignitosamente espressa dal viso assolutamente privo di belletti
ostentatamente bianchi (e venerandi) che non conoscevano il parrucchiere». O
così, ancora, in merito all’eccessivo uso di termini stranieri che oggi invadono
la lingua italiana, ponendo un “problema di identità”: «Già nel Settecento, e
prima, s’introducevano nell’italiano vocaboli provenienti dall’estero,
specialmente dalla Francia: ma erano italianizzati e quindi assumevano
caratteristiche morfo-fonologiche italiane. Invece ora il problema dell’identità
si pone per il fatto che i vocaboli stranieri vengono introdotti così come sono
all’estero, con morfologia e fonologia della lingua di provenienza anziché di
quella italiana, e nella scrittura in italiano quasi sempre sono usati senza
essere messi né tra virgolette né in corsivo: cosa che snatura la lingua
italiana stessa.» Condividiamo in toto.
Condividiamo anche il
riferimento al «tema del Risorgimento non pienamente attuato», che il Verga
introduceva nella letteratura, con la novella “Libertà” (sull’eccidio di Bronte
da parte dei garibaldini di Bixio), che sarà ripreso, come giustamente è
osservato, da altri autori, quali Tomasi di Lampedusa e Jovine. Sono stati diversi
gli scrittori che hanno sollecitato il cosiddetto “revisionismo storico”
risorgimentale (particolarmente riguardante l’annessione della Sicilia e delle
“provincie napoletane” al regno sabaudo), dal Ciccia non apprezzato. Noi siamo
dell’avviso che considerando, come consideriamo, l’unità nazionale un bene da
tutelare, ogni studio serio mirante a mettere in luce la verità dei fatti,
contro deformazioni e occultamenti della storia, sia auspicabile, poiché ogni
onesta ricerca storica e le chiarificazioni che ne derivano contribuiscono a
rendere l’unità meno friabile. Oggi come oggi, invece, bisognerebbe prestare
maggiore attenzione ad altri rischi (in primis l’attuazione di un
federalismo imminente, tutt’altro che solidale e impiantato su fondamenta di
calcolata parzialità) che possono concretamente minare le basi di un’unità
difficoltosamente raggiunta e per la quale molti generosi, che in essa
credettero, ebbero a sacrificare la vita.
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Recensione |
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Gli scrittori che hanno unito l'Italia. Sintetica rivisitazione della letteratura italiana nel 150°
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saggistica
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| Autori |
| • | Carmelo Ciccia |
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Edizione:
Libraria Padovana Editrice
Padova 2010 |
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| Sintetica rivisitazione della letteratura italiana nel 150° dell'Unità (1861-2011) - pp. 152 |
| prezzo: € 15,00 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Literary nr.1/2011
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