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Liceali. L'insegnante va a scuola

Ho ricevuto il Suo libro Liceali. L'insegnante va a scuola. L'ho letto con calma. Dispongo ormai di minor tempo per la lettura, mirata in prevalenza a miei studi, ai quali parimenti mi dedico con minor tempo e maggiore calma (diviene, con l'età, sempre più imperativa la gestione del quotidiano, della salute etc.).

Le comunico alcune mie fugaci impressioni, da lettore comune (come Le accennavo telefonicamente, non mi occupo più di critica militante).

Mi ha colpito in particolare l'intensità con cui il mondo della scuola Le è rimasto dentro. Anch'io ho dedicato le migliori energie a questa istituzione, nobile e decaduta, che ho amato e dalla quale tuttavia mi sento oggi distante. E più mi giungono notizie di come essa vada sempre più configurandosi (aggredita com'è - ma già dalla fine degli anni '60 - da droga e arroganza e dalla relativamente recente esplosione del bullismo, persino nelle elementari) e di come certi nostri politici vorrebbero stravolgerla (anche nei programmi, con depauperanti attacchi a geografia, storia dell'arte, filosofia) e più me ne allontano psicologicamente.

Il sottotitolo del libro mi ha richiamato alla mente una simpatica espressione di un grande umanista toscano del nostro tempo, il compianto Vittorio Vettori, che fu mio caro amico. Era discendente di quel Francesco Vettori a cui il Machiavelli indirizzò, da San Casciano, la famosa lettera che si suole porre in ouverture al "Principe". Vittorio (scrisse anche, del suo antenato Francesco, una splendida biografia intitolata "L'amico del Machia") soleva dire: "Insegnando s'impara". Questa, appunto, mi pare l'ottica illuminata e illuminante del Suo libro, che è quella delle anime elette, felici di dare, anche perché sanno che il dare è sempre, al tempo stesso, un ricevere (dinamica, oltre tutto, a cui mai potrebbe sottrarsi il rapporto educativo), soprattutto dal lato umano. Oggi si esperimenta (perfino) la difficoltà del dare. C'è veramente da temere che tutto si vada sgretolando sotto gli occhi e gli indicativi exempla da Lei narrati me ne confermano il motivo...

Elsa Morante auspicava un mondo salvato dai "ragazzini". Ma oggi chi li salverà, i "ragazzini"? Chi salverà la stessa scuola? Sarà forse la poesia (magari liberata da strumentalizzanti esercitazioni didattiche e ricondotta piuttosto alla sua essenza)? Penso che Lei abbia, sotterraneamente, lanciato quest'amo, con il Suo libro, in cui la poesia ha un ruolo di incisiva discrezione....

Bello, fra gli altri, il testo poetico (giustamente) riprodotto in quarta di copertina.

Complimenti per il Suo lavoro letterario, grazie del gradito dono

Recensione
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