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Giovanni Tavčar è letterato multiforme: biografo, saggista, romanziere, critico musicale; noto anche per alcune riflessioni e meditazioni su rilevanti temi di carattere religioso. Ma è soprattutto traduttore di libri di poesia ed egli stesso poeta. Proprio in questa veste ci occupiamo del suo ultimo lavoro in versi dal titolo Purché nasca qualcosa.

Occorre subito dire che l'impronta religiosa è caratteristica peculiare di quasi tutta la poesia tavcariana. E anche qui quest'impronta è presente. Ma non in senso devozionale, come si potrebbe credere, quanto piuttosto perché nella sua poesia c'è tutto il vigore e l'intensità del vissuto che affonda le radici in un Vangelo tangibile, pratico: "Nulla è fuori dalla mia coscienza, | né l'universo né Dio" (Interrogativo). Tavčar somiglia al buon seminatore della parabola; getta i suoi semi preziosi dovunque. Perché (purché) nasca qualcosa. Qualcosa che faccia sbocciare, tramite i suoi versi, la Parola nel cuore indurito degli uomini.

Ha una fede invidiabile e virtuosa nel Signore, questo poeta: che, come frate Francesco, è cantore del Dio universale e delle sue opere. "Spazio e tempo | sono stati creati insieme..." (Intuizione). A proposito di come l'umanità si sta evolvendo oggi, Tavčar ha la sua prescrizione: "Il vero progresso | non è | sbarcare sulla luna" – afferma – ma "realizzare Dio | nella storia del mondo, | far lievitare | il Suo infinito mistero | nel malleabile | impasto dell'universo" (Il vero progresso). Francamente non ci sentiamo di dargli torto.

La poesia "Al di là", che chiude la raccolta, ben sintetizza il motivo fondante di questo libro: "Al di là | delle barriere del tempo | s'espande | un'intensa luce bianca | che non conosce | la crisi | dell'ombra e del tramonto". Qual è l'intensa luce bianca se non quella incommensurabile di Dio?

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