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Il femminismo, come corrente politica e culturale che rivendica la parità dei diritti fra uomo e donna, spinto dalla constatazione e dal rifiuto di un minor peso politico e culturale della donna rispetto all’uomo, è certamente nato, nella sua forma più consapevole e radicale, negli anni Sessanta del secolo passato in Nordamericana.

Tuttavia pensieri e correnti culturali riconducibili a idee femministe si ritrovano sin dalle origini della cultura umana: basti pensare che le prime società indoeuropee avevano probabilmente una struttura matriarcale, piuttosto che patriarcale. Tali idee, come d’altra parte il femminismo moderno, si sono sempre sviluppate secondo due poli essenziali. Il primo, quello dell’affermazione della pari dignità politica, sociale e culturale del sesso femminile rispetto a quello maschile. Il secondo, quello dell’affermazione e della valorizzazione della specificità e diversità del pensiero femminile rispetto ai modelli maschili. Questo secondo punto è forse quello che oggi viene maggiormente sviluppato nei cosiddetti “gender study”: gli studi di genere, cioè, che analizzano il fondamento e il significato biologico e culturale delle differenze di sesso.

Dire che uomo e donna sono diversi, non significa ovviamente dire che l’uno è migliore dell’altra, né viceversa. Significa al contrario saper valorizzare le differenze e le specificità dell’approccio di ciascun sesso alla realtà, anche dove si dimostrasse, come si tenta, il fatto che la sessualità non sia biologica, ma culturale. In questo senso, questa Biblioteca femminile italiana scritta dal conte Pietro Leopoldo Ferri, bibliofilo ottocentesco, in cui vengono raccolti i testi scritti e stampati da donne italiane fra XIII e XIX secolo, può essere uno strumento prezioso per chiunque voglia approcciarsi alla questione del femminismo e della differenza di genere, nonché per questi stessi gender studies così in voga attualmente sia negli Stati Uniti sia in Europa. Riteniamo perciò che la ristampa anastatica del volume del 1842 sia un’iniziativa pregevole e meritevole di ulteriori ricerche e approfondimenti. Il fatto che il volume sia stato pubblicato a Padova, nella cui università si laureò la prima donna della storia, la celebre Elena Lucrezia Cornaro Piscopia (1646-1684), può risultare quasi un segno del destino, più che una semplice coincidenza.

Le intenzioni del Ferri non erano certamente quelle di compilare una raccolta di curiosità, quasi che la letteratura femminile fosse un semplice divertissement, tutt’altro. Come lui stesso dichiara in una nota introduttiva: “Le cure diligenti ed indefesse per me adoperate, onde colla presente Biblioteca innalzare un nuovo monumento alla gloria del gentil sesso, troveranno, confido, largo favore da’ miei Connazionali, in un secolo precipuamente nel quale le nostre Donne con tanta alacrità gareggiano coi frutti del proprio ingegno ad illustrare questa nostra classica terra”.

La “Biblioteca” del Ferri dunque può risultare un utilissimo strumento per conoscere e analizzare la letteratura femminile dei secoli scorsi e, perché no, può essere altrettanto utile per rilevare eventuali cambiamenti nella produzione letteraria delle donne nel corso del XX e del XXI secolo, decenni sempre più cruciali nel processo di emancipazione e autoconsapevolezza delle uguaglianze e differenze di genere.

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