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Luciano Nanni, scrittore e saggista bolognese che vive a Padova, ha da poco pubblicato il ultimo lavoro letterario che promette di non poter risultare indifferente al lettore che vi si accosti. Si tratta di un’originalissima raccolta di racconti scritti dall’autore nell’arco di quasi vent’anni, dal 1989 al 2008, quasi fossero una sorta di testamento letterario di questo lungo periodo. Sebbene l’unico criterio con cui sono stati ordinari i diversi testi – alcuni brevi e fulminanti, altri più elaborati, rari gli incompiuti, o che sembrano tali – sia cronologico, quindi secondo un principio estrinseco, la raccolta, nel suo insieme, gode di una “felice” unità tematica e risulta essere un’equilibrata amalgama di stili e temi concordanti.

Non è un caso che si abbia scelto di virgolettare l’aggettivo “felice”, perché i temi svolti che ricorrono ciclicamente nei testi sembrerebbero essere tutt’altro che solari e spensierati: fallimenti, derive personali, torbide storie d’amore e di sesso, omicidi, incubi, allucinazioni e nonsense pervadono quasi ogni pagina in un ritmo incalzante, quasi isterico. Il titolo stesso sembra evocare questo viaggio nelle pieghe più oscure dell’esistenza: “L’abitatore del marmo” sembra proprio essere colui che ha lo spirito e la forza di colonizzare questa zona dura e oscura della psiche, una zona fatta d’un materiale che non si lascia modellare dalla razionalità e ridurre a rassicuranti schemi concettuali convenzionali.

Tuttavia, i testi sono scritti con uno stile chiaro, piano, preciso, curato, che dà un’impressione contrastante rispetto alla materia trattata, come una sorta di serenità nel trattare soggetti ed impressioni altrimenti inquietanti. E viene in mente, allora, la teoria estetica controintuitiva di Nietzsche, secondo cui il pessimismo nell’arte è il segno non tanto del decadimento delle energie vitali, quanto, al contrario, di un eccesso di forza, di vitalità; eccesso che rende appunto possibile trattare, con “gaia scienza”, anche i temi più scottanti e disorientanti dell’esistenza. Luciano Nanni sembra proprio volerci accompagnare con un rassicurante sorriso, in questa sua raccolta di racconti, nelle zone più irrazionali e irriducibile dell’animo umano. 

Recensione
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