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Accattivante, nella sua semplicità, per la sua copertina ed intrigante per l’argomento trattato il saggio di Carmelo Ciccia Gli scrittori che hanno unito l’Italia – Sintetica rivisitazione della letteratura italiana nel 150° dell’Unità (1861-2011) ci offre tanti e interessanti spunti di riflessioni ed approfondimenti storici e letterari. Il volume, redatto dall’autore su espressa richiesta della Libraria Padovana Editrice, è stato pubblicato nell’ottobre del 2010

L'invito alla stesura del testo rivolto all'autore sicuramente sera suonato a lui come un invito a nozze perché gli dava l'occasione di ampliare il tema della sua ardente italianità espressa nei suoi racconti Il separatismo, del 1987, e Quasi una favola, del 1988. In quest'ultimo, finanche, egli aveva messo insieme l'amore per la patria e quello per la cultura.

Il 150° anniversario dell'Unita d'Italia cade, purtroppo, in un delicato e difficile momento economico, politico e sociale nei quale gli animi non sono molto propensi a celebrazioni e festeggiamenti. Ben vengano allora libri come questo coll'auspicio che il cemento della letteratura, quale antico aggregante dell'unitaria identità culturale e politica, riesca a tenere vivo il sentimento di italianità raggiunto soltanto allorché i tempi furono maturi per l'evento.

Riguardo alle vicende storiche il Ciccia mette in risalto che per il completamento del processo dell'unità bisognò attendere il 1918, allorquando fu possibile l'annessione del Trentino-Alto Adige e della Venezia Giulia, e il 1924, anno in cui con il trattato di Roma venne acquisito il territorio di Fiume.

Dopo l’opportuna riflessione storica e politica sul processo unitario l’attenzione dell’autore si rivolge alla letteratura che ha sostenuto l’anelito politico e affiancato l’evoluzione storica. In questo settore il Ciccia mette giustamente in risalto il contributo iniziale della scuola poetica siciliana alla quale attinsero Dante Alighieri e sulla sua scia Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio. I tre grandi letterati furono poi i modelli ai quali gli altri scrittori fecero riferimento per la loro scrittura e con le loro opere uniformarono quella lingua che da volgare divenne “nazionale”. Dante, che nel suo Inferno fu il primo ad indicare i confini della futura Italia, fu anche il primo a coniare per essa l’espressione “il bel paese”. Egli venne seguito dal Petrarca che utilizzò questa espressione nel sonetto O d’ardente vertute. A questi due autori riportati dal Ciccia è da aggiungere Antonio Stoppani (Lecco 1824-Milano 1891) che con la stessa espressione intitolò nel 1875 il suo libro più famoso e popolare. Scorrendo l’agevole testo di Carmelo Ciccia apprendiamo che “il primo a proporre che la nuova lingua si chiamasse italiana anziché volgare” fu nel ‘500 il poco conosciuto Alessandro Citolini, il quale fu anche autore della prima Grammatica italiana. La stessa cosa possiamo dire di Girolamo Tiraboschi che nel ‘700 redasse la prima Storia della letteratura italiana

Il Risorgimento storico trovò nell'inquieto Romanticismo letterario un formidabile alleato. Le odi Marzo 1821 di Alessandro Manzoni e All'armi di Giovanni Berchet, il libro Le mie prigioni di Silvio Pellico (che – come fu detto – valse all'Italia più di una battaglia vinta), l'inno (poi diventato nazionale) di Goffredo Mameli e tutta la letteratura fiorita intorno alle imprese garibaldine furono trainanti nei raggiungimento dell'indipendenza.

Nei primi decenni dell'unità si diffuse il Verismo. Questa corrente letteraria viene dal Ciccia, così come generalmente da altri, indicata come importata in Italia da Luigi Capuana. Su questo punto si potrebbe fare qualche riserva e individuare quale primo introduttore del Naturalismo francese, convertito poi nei Verismo italiano, Emanuele Navarro della Miraglia (Sambuca di Sicilia 1838 - Roma 1909). Il Navarro fu studente alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Catania insieme al Capuana nel 1857, militò nelle file garibaldine nei 1860 e si trasferì a Parigi dove visse dal 1861 a circa il 1870. Qui pubblico, in francese, un volume di novelle e frequentò i salotti letterari nei quali venne introdotto dall'amico Alessandro Dumas, figlio. Egli fu anche amico di Emile Zola e più che amico di George Sand. L'ambiente che soleva frequentare era, insomma, proprio il centro del Naturalismo. Alla luce di quanto sopra esposto ci sono buoni motivi per ritenere che il Navarro al suo rientro, a Catania, abbia ben potuto esporre agli amici Luigi Capuana e Giovanni Verga quella corrente letteraria. In parecchie città d'Italia il Navarro continua poi la sua attività di giornalista, scrittore e docente. Egli insegnò letteratura francese all'Istituto Superiore Femminile di Magistero di Roma e in esso fece assumere, quale professore di letteratura italiana, il Capuana.

Un’ampia bibliografia arricchisce il testo e l’indice dei nomi propri è molto utile per la sua agevole consultazione. Concludiamo dicendo che il volume ben si presta ad essere utilizzato per diffondere e rafforzare la conoscenza e la coscienza dell’italica civiltà.

Recensione
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