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Cuoricini ribelli è l’opera prima di Alessandra Milanese, giornalista a “L’Arena” di Verona, autrice di poesia.

Il titolo non tragga in inganno: le due belle fiabe non parlano di monelli trasgressivi, ma di bambini che la sorte spinge a vivere vicende inconsuete.

La prima: “Moira e il sogno della neve fonda” dove la protagonista piomba ad un tratto in una forma di non vita, quella di bambina in sogno. La sua casa diviene un bosco popolato di altri bambini come lei colpiti dalla sventura di vivere la propria vita appesa al filo del sogno.

Il bosco è denso di esseri strani, scaturiti dalle fiabe e dalle leggende: troll, gnomi, elfi, cespugli muniti di occhi e capaci di movimento, bellissime donne malvagie come La signora del rancore, il tutto in un’atmosfera rarefatta, fitta di ghiacci e nevi eterne, ma anche di dolci sciroppi di lamponi e creme pasticcere che ricordano a Lapo, Moira e gli altri che sono bambini e come tali devono vivere la loro singolare esistenza, così come la caverna che li accoglie ha il tepore del grembo materno.

Hanno orecchie appuntite e pelose e lunghe mani e piedi da folletto, ma in loro si agita il desiderio di veder piangere i propri cari davanti al vetro che li separa nella sala di rianimazione e come Peter Pan, il bambino morto che si stacca definitivamente dalla madre solo quando la vede cullare un altro figlio, conducendo altri bambini a vivere avventure fantastiche appese al filo del sogno, così Moira e Lapo, il bambino capo, vivono la loro avventura separati eppure uniti al mondo della loro vera vita, in attesa che i genitori soffrano per loro.

L’ambiente è decisamente nordico, La signora del rancore, così bella e crudele evoca La regina delle nevi di Andersen, ma subito se ne distacca per il suo cuore nascosto fuori dal corpo, nell’originalità del tema.

Le bambine della rosa ha l’intreccio classico di un libro per bambini, più che una fiaba è un romanzo, ma il senso del fiabesco è dato dalla presenza irreale del bosco che si allunga a proteggere i buoni o che si intreccia in complicate peste per sconfiggere i cattivi o i lupi del Transever con la loro innata saggezza.

La realtà è perennemente legata al fantastico, come la rosa impressa sullo sterno delle due protagoniste, Carlotta e Zara.

“Le bambine della rosa” è meno inquietante della prima fiaba, domina l’intreccio, si respira quasi un senso di primo novecento come le storie dei libri per ragazzi della Casa Editrice Salani, pervaso com’è dal desiderio di convogliare ad un finale positivo dove vinca l’amore e la bontà.

Cuoricini ribelli è un libro per ragazzi, ma non è male che lo leggano anche gli adulti per indurli a conoscere meglio i propri figli. Come è nei classici di una volta.

Recensione
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