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Poesie varie

Vecchia foto di mia madre fanciulla

Sei così giovane
ancora le calze corte
nelle scarpe a charleston,
disteso il tuo viso
assorto tra gialle ombre
di foglie, ma non è ottobre,
è un’estate ormai matura
che ti stringe e affatica l’aria.

Non so il giardino ove sei
non vedo tulipani ai bordi
delle aiuole
solo una ghiaia sottile,
api tardive
insidiano il nettare.
Era già notte, ieri,
quando tenera mi sei venuta incontro,
non so il giardino ove sei,
l’esile corpo posa
nell’innocenza vigile
dei tuoi quattordici anni.

X

da: Notturno

Non si è fermato l’orologio
la laguna ha l’arrendevole stanchezza
dei barboni addormentati
li risveglia solo una carezza.

Salsedine la malinconia
sale dalle fondamenta
incatena al bivio i sogni
un esilio di giovinezza.

Mi ricordi quella lunga passeggiata
in un tardo autunno
il piccolo cimitero ebraico
le lapidi tra gli alti arbusti
stregate da un libeccio salmastro.

Nel sopore estivo
tra il bianco e lumi abbandonati
ho camminato
il vento dell’Egeo rischiara
le pietre nel bagliore
di un estremo esilio.

Non so cosa cercavo
tra foglie e ciottoli
se non un indizio, il soffio
d’un’anima,
non so cosa ti resta ora che procedi
oltre il segno finale
e il dilatato destino.

Difficile dirsi addio.

VIII Da Recanati a Firenze

da: Colloqui

Ho percorso il viale
che conduce dove il colle
apre sulla valle infinita,
una nebbia sottile saliva
a ricoprire gli alberi
le spoglie radici degli arbusti,
diffuso silenzio come allora
interrotto solo da un Iieve frinire
e un lontano stridio
di rondini disperse.
Ho quasi pianto
all’estremo sole d’orizzonte
al destinato mutamento delle ore.
Eri lontano come assente,
ed io volevo sapere,
ma la notte già si distendeva
deposta la maschera del giorno.
Non ha l’ottimo artista alcun concetto
Ch’un marmo solo in sé non
circoscriva

Nella penombra rammento i marmi
della cappella
il giorno dal volto incompiuto
la sera dalle morbide membra
di donna adagiata
nella fissità del tempo.
Ma tu mio viandante
non sai rispondermi
se solo è un sogno
il mondo che appare
o il chimerico infinito dei poeti.

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