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L’esperienza teatrale inoltre dà al testo un andamento monologante autoriflessivo, che si esplica in una diversa gamma di toni e voci. Non sempre infatti le singole storie, che emergono, sono autobiografiche; talvolta, nascono dall’urgenza di voci interiori al poeta, ognuna delle quali racconta la propria storia. Nella poesia L’attesa, Varani denuncia la dolorosa situazione di due genitori, i quali, separatisi, si contendono l’amore del figlio e fa dire al padre, il quale da ore lo attende alla stazione: “Lo coccolerò al punto | di farlo soffrire, la mia partenza | sia il suo pianto lunghissimo | che ti farà ragionare. | D’accordo, l’hai vinto tu | ma la sua colpa siamo noi | lo deve capire.” Segreti dell’angelo è una silloge poetica dall’ampio respiro lirico e spirituale, dove tutto si fonde all’unisono alla ricerca di “quel Verbo iniziale | che scorre e accende la vita.” Il libro di Alessandro Varani è, dunque, oltre ad un canzoniere d’amore, un altrove di pensiero, di riflessione nel quale la donna diviene quasi la musa ispiratrice di un percorso spirituale e conoscitivo. L’amore è avvertito dall’autore in una dimensione, oserei dire, stilnovista: vi è infatti in tutta la poesia del dolce stil novo un entusiasmo intellettuale per la creazione di schemi, immagini, parole, che interpretano ed esprimono i moti più riposti di un’anima totalmente compresa nella vicenda amorosa. Le parole che il poeta deve usare, secondo lo stesso Dante, come scrisse nel De eloquenza, devono essere prive d’asprezza e scelte secondo un criterio di chiarezza, gentilezza e levità. Anche per Varani un dato essenziale della scrittura dev’essere la chiarezza, in quanto portatrice di luce e di verità. L’amore, alla ricerca del quale muove la poetica dell’autore, è suscitato dalle virtù beatificanti della donna, di una donna in particolare: la madre, la quale si fa simbolo stesso del principio generatore, del tutto da cui si è nati e ove si ritorna: “Con amore di figlio | allora mi avvicino | mi accoccolo al tuo fianco | senza fare rumore | senza quasi respirare | e non siamo più due corpi | ma uno, unico iniziale | come quando nascevo.” L’iter poetico che compie Alessandro Varani è un viaggio alla ricerca dell’essenza, della nuda verità delle cose, dell’amore in sé: “Amore avvolge con un velo d’ali | il segreto che vive | nel cuore della tua giungla | e solo nella pace del deserto | si rivela per disperdere | come sabbia nel vento | ogni tempo del bene e del male.” Un viaggio di conoscenza attraverso ed oltre la fenomenologia dell’esperienza amorosa, attraverso ed oltre la scrittura, che per l’autore è “la fiamma stessa”, che mentre brucia, purifica la vita ed illumina le ali della donna, l’angelo custode, raccolte intorno alla cenere del poeta. I versi dell’autore richiamano quelli di Valerio Magrelli quando scrive che “lo spirito pentecostale fiammeggia nella lingua e ne guida il tragitto”. La differenza tra i due autori sta nel fatto, a mio avviso, che, mentre Magrelli cerca l’essenza dei fenomeni attraverso la conoscenza razionale, che conduce “alla prodigiosa difficoltà della visione” della caverna di Platone, dove non si possono distinguere che ombre (conclude, infatti, il poeta di Ora serrata retinae affermando che “gli occhiali andrebbero portati tra l’occhio e il cervello”), in Varani, invece, la piena conoscenza si raggiunge quando l’uomo si abbandona e si dona totalmente alla preghiera e alla meditazione: “Anche la voce più consumata e roca | si fa dolce e sublime | se risolve il suo enigma interiore | Trova Unione l’uomo solo | se scioglie il rumore della propria caverna | nel canto cristallino dello spirito”. Un viaggio mistico, oserei dire, quello varaniano teso al ricongiungimento con il Tutto, ossia con Dio, attraverso il pensiero: “Difficile vincere il terrore | di non restare uniti | senza questo confine corporale | che ci dà uno spazio e un tempo | che ci lega come due manette. | Possibile creare una zona | di pace interiore, | immersa nello stesso silenzio della morte. | Anticipare la mossa finale | abolire la forma in possesso | e lasciare che il pensiero cada | silenzioso dentro Se stesso”. Non vi è, concludendo, nel pensiero dell’autore una concezione trascendente del divino, bensì platonica: l’essere ritrova la serenità, quando l’io abbandonando, metaforicamente, il peso della sua stessa carne, raggiunge se stesso attraverso la Conoscenza. L’amore per Alessandro Varani, sia esso agape o eros, ha in sé sempre una valenza conoscitiva, che va oltre l’esperienza carnale, in quanto completamento dell’essere: “Per amore scavo nel tuo ventre | per incendiare i tuoi occhi oleosi | assaporare la schiuma dei tuoi desideri | alla ricerca di un sospiro profondo.” La progressiva spiritualizzazione dei testi coincide con la progressiva idealizzazione della donna, la quale via via assume sempre più parvenze angelicate: “Scendi angelo mio | con il tuo sorriso | come un filo d’oro | sciolto sulla bocca | fra le mie parole | che lascia le sue perle | scorrere sulle labbra | scivolando nella mia anima”. L’amore per il Nostro ha il potere, come già ricordato, di unire, di fondere due persone in un’unica identità “Nell’accordo che unisce | due suoni in uno: io e te | il battito della mia mano sola | unito | al battito della tua mano sola | nella gioia di un applauso amoroso”. Conclude idealmente Segreti dell’angelo, questo intenso e, direi, speciale canzoniere amoroso, una dolcissima poesia dedicata alla madre, posta all’inizio della raccolta a mo’ di incipit, di cui ho già ricordato alcuni versi, che ha tutto il sapore di un’antica laude e dove l’amore materno diviene il simbolo stesso dell’amore divino della “… Signora maggiore | nostra creatrice | e Madre mia, divina.” |
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