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Con un personaggio inedito alle storie ufficiali di Casa Savoia, Maria Laetitia Napoleone, Giuseppina Ferazza porta a quattro le sue biografie, dopo quella di Arduino d’Ivrea (Arduino, Milano 1988), di Maria José (Il tempo di Maria José, Milano 1993), e Vittoria, regina di Inghilterra e Irlanda, imperatrice delle Indie – la più bella biografia in forma concisa che abbia letto –, ultima uscita all’inizio del 2005 nella stessa collana del “Cardo” con cui esce anche il presente libro. Da alcuni anni, insieme alla sua attività creativa primaria quella della poesia, Giuseppina Ferazza si è dedica alla ricerca storica, come un modo di coltivare la memoria. Perché c’è da dire che i personaggi esaminati sono in qualche modo legati alla vita dell’autrice per qualche valore morale o aspetto eroico che rappresentavano fin dalla sua gioventù.

La scelta di Maria Laetitia, una donna segreta e passionale figlia di una madre bigotta e di un padre libertino, ignorata dagli avvenimenti pubblici e invisa alle famiglie di Corte che la portano a escludersi tra stanze vuote, giardini che non può coltivare e amori che non può dichiarare, il cui unico atto per cui rimase nota fu la sua morte oscura, è dovuta invece a qualcosa di più casuale e frivolo, ma non meno coinvolgente, che le aveva acceso in qualche modo la fantasia. L’arte del biografo è di dare la stessa importanza alla vita di un povero, dice Marcel Schwob, come a quella di Shakespeare, di mettere a fuoco la loro unicità. Nata a Parigi da un matrimonio concordato che aveva unito insieme Clotilde di Savoia e Gerolamo Napoleone, Maria Laetitia si trasferirà nel regno di Savoia dove risiederà nei possedimenti della madre. La curiosità su questa donna, era nata nell’autrice dai discorsi sentiti da alcuni zii piemontesi che raccontavano di averla vista passare per i viali di Torino su automobili scoperte in compagnia di aitanti ufficiali, ai quali si era aggiunta più tardi la lettura, fatta su una rivista o un opuscolo dell’epoca, che parlava della sua misteriosa morte nel castello di Moncalieri. Nonostante questi presupposti che si conformavano a una biografia romanzata, Giuseppina Ferazza ha preferito – come le precedenti ricerche – attenersi ai fatti, per quanto è stato in lei possibile, poiché si trattava di ricostruire dalle ceneri di documenti diari epistolari bruciati, districandosi tra silenzi e pettegolezzi, la vita di una donna stravagante (una delle sue stranezze fu avere sposato il padre del giovane che l’aveva chiesta in moglie) e nello stesso tempo circospetta, che non ha lasciato al mondo quasi nulla di sé. E quando alla fine tutto si risolve, il suo segreto ci sembra in effetti più familiare, ci sembra che il segreto di quella donna stia anche nel privato di ognuno di noi. Questa marginale figura di donna che si reclude e scompare, diventa emblematica della decadenza del ceto sociale di cui lei fa parte, tra parate, beneficenze, mondanità e patetici eroismi in cui si rispecchia l’ultimo atto dell’egemonia delle nobiltà europee che usciranno dalla storia con l’avvento delle democrazie popolari, attraverso lo scotto delle dittature che questo spazio vuoto occuperanno.

Accurato anche dal punto di vista didascalico, il libro riporta in appendice gli alberi genealogici delle famiglie Savoia-Carignano e Bonaparte-Napoleone.

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