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Storie d’amore vissute,
oppure, soltanto sognate, possono sopravvivere, o prendere vita, attraverso la
parola scritta, ed è questo che succede nella raccolta A metà della strada
di Pasqualina Deriu, dove la parola poetica diventa la voce di un’esperienza
amorosa dell’autrice. Un rapporto, forse reale o forse immaginario,
caratterizzato da momenti emozionali contrastanti: passionali o indifferenti, di
forza o di resa.
La parabola di questa storia,
intensamente voluta e vissuta, si sviluppa attraverso le singole poesie legate
da un unico filo conduttore, da una struttura lessicale e sintattica quasi
uniforme. Sono, però, raggruppate in tre diverse sezioni, dal titolo emblematico
ed ognuna di esse è contraddistinta dal diverso momento psicologico ed
emozionale vissuto.
Nella prima delle tre, “Il
tremore del bacio”, viene descritto l’incontro e la nascita dell’amore.
Un sentimento che all’inizio si affaccia titubante, timoroso di essere preda di
delusioni, poi, piano piano, acquista vigore e diventa capace di allontanare
remore psicologiche e di esorcizzare fantasmi di legami affettivi invadenti. “Ho
lasciato dietro la porta la memoria | a trattenere la rigidezza del corpo” (p.
26), “un corpo che è in attesa di essere” (p. 31).
In “L’apparizione dell’ombra”,
sezione centrale, la poetessa, aspira all’abbandono totale. La passione
raggiunge il momento culminante e dopo l’unione dei corpi ricerca quella dello
spirito ma, a poco a poco, diventa cosciente che è difficile trovare con l’altro
un “passo in sintonia”, che permetta di rendere completo “il possesso”
reciproco.
Ed è così, che l’abbraccio ai
“silenzi che non chiedono parole”, nell’ultima sezione, “La ferita del
piede”, si scioglie. La consistenza del rapporto perde forza, i suoi contorni
sfumano e svanisce l’illusione della sua continuità. I relitti delle incertezze,
nel bambino che dorme nell’inconscio dell’adulto, prendono di nuovo il
sopravvento e spingono l’altro all’allontanamento. L’uomo-bambino va via con la
propria “valigia” di immaturità, ritorna nella nebbia delle indecisioni dove
quell’esperienza diventa solo un’ombra dai contorni sfumati e l’amore stesso
identificato nell’altro, non è più Anteros, elargitore di sensuali carezze, ma,
Pothos, dispensatore di dolore nostalgico, figure-simbolo figlie della solita
madre, dello stesso sentimento. I veli, che avvolgevano l’immagine dell’amato
conferendogli le caratteristiche dei propri desideri (come Don Chisciotte fa con
Dulcinea) (p. 58), cadono e il sogno finisce, “A metà della strada”,
forse solo incompiuto, forse per ricominciare più in là nel tempo, in un
contesto diverso, con una persona diversa.
Il tema portante della
raccolta è indubbiamente il sentimento amoroso, ma, attraverso la lettura delle
poesie, dal taglio breve, a volte brevissimo, emergono anche alcuni microtemi
psicologici che gravitano nell’universo individuale dell’io poetico: il senso
dell’attesa, dell’aspettativa, del distacco, della difficoltà di tagliare legami
mentali con la figura materna, dell’illusione come tappa per giungere poi alla
realtà.
E, quindi, proprio tramite la
parola scritta Pasqualina Deriu, cerca, e trova, un punto di contatto e di
equilibrio tra il suo mondo interiore e l’esperienza vissuta o tra la finzione e
la realtà.
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Recensione |
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A metà della strada
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poesia
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| Autori |
| • | Pasqualina Deriu |
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Edizione:
Edizioni Joker
Novi Ligure 2003 |
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| Prefazione di Donatella Bisutti - pp. 64 |
| prezzo: € 9,00 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Punto di Vista nr.42/2004
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