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Nel paese di Riotorto, dove si sviluppa la trama del romanzo Ballatadamore, di Leonardo Nicoletti, il significato della parola “apparenza”, rispecchia un modo di pensare, che da sempre ha condizionato l’esistenza non solo delle persone meno abbienti, che abitano il piccolo paese dell’Appennino Lucano, ma anche, e sotto diversi aspetti in misura maggiore, quella delle persone la cui posizione sociale è considerata più ‘importante’ – il dottore, il maresciallo e il parroco. Per difendere “l’apparenza” è consuetudine, nel rapporto relazionale tra gli abitanti, nascondere agli altri le proprie vicende personali non rispecchianti la concezione locale di un corretto e giusto modo di comportarsi. Così, per salvaguardare il loro “buon nome” e la loro “rispettabile posizione”, tutti sono disposti a sacrificare non solo la propria felicità, ma anche quella dei propri familiari (specialmente di sesso femminile).

Anche se nel periodo storico, anni ’80 del secolo scorso, nel quale la vicenda narrata è ambientata, si sono verificati molteplici nuovi eventi, essi non riescono a scalfire le solide basi sulle quali poggiano i modi di pensare e di agire degli abitanti del paese, poco inclini ad essere influenzati da novità o eventi esterni ma al contrario attenti a preservare il loro modus vivendi.

Le svariate figure, messe in risalto in Ballatadamore, sono presentate al lettore ognuna con il proprio trascorso di vita che ne ha influenzato, in maniera positiva o negativa, la formazione caratteriale. Sono anche evidenziati i loro aspetti psicologici e le loro particolarità comportamentali determinati dalle contraddizioni della realtà locale e dai diversi ambienti familiari in cui sono vissuti, che hanno fatto nascere, nel tempo, dentro di loro conflittualità e tensioni emotive; come conseguenza, le loro azioni ne risultano condizionate. Questa, è una realtà, senz’altro conosciuta dall’autore e, ancora presente in alcuni luoghi della nostra penisola, che, a volte, per certi aspetti, può rivelarsi eccessivamente opprimente.

Il titolo, singolarmente scritto in ‘scriptio continua’, mette in evidenza il ruolo svolto nel romanzo da un cantastorie, personaggio che, giunto nel suo vagabondare di paese in paese a Riotorto, con le sue ballate diventa l’artefice di una piccola rivoluzione. Il cantastorie, con le sue parole riesce a smuovere sentimenti e a stimolare riflessioni sul valore della libertà e sul significato della parola giustizia, in molte persone che lo ascoltano. Queste riflessioni spinsero alcuni degli altri protagonisti a riconsiderare le proprie scelte, e il proprio modo di vivere, ed a prendere decisioni coraggiose per infrangere ‘il muro dell’apparenza’, dietro il quale si erano nascosti, per essere artefici del proprio destino e costruttori della propria felicità. Essi si resero conto che, la libertà di decidere della propria vita e di esprimere i propri pensieri è un diritto che rende all’uomo la propria dignità.

Il romanzo consta di tre parti: un prologo, l’insieme dei capitoli e un breve epilogo. L’intreccio delle vicende personali è ben costruito e il discorso narrativo, impreziosito da alcuni passaggi di grande liricità, si dipana con singolare freschezza e scioltezza; le riflessioni etico-filosofiche e storico-sociali dell’autore sono inglobate nella trama del racconto in modo naturale, e non appesantiscono la lettura, al contrario offrono lo spunto anche per riflessioni personali. Il lettore resta, così, coinvolto non solo emotivamente dalle vicende dei personaggi, ma viene stimolato a riflettere sugli argomenti affrontati nel libro. La lettura, per tutte queste caratteristiche, risulta non solo piacevole ma anche interessante.

Recensione
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