|
| |
Innocenza Scerrotta Samà con
un lessico denso di significato costruisce i versi brevi, essenziali della
silloge Il peso del silenzio ed apre un dialogo poetico con l’intento di
recuperare primordiali armonie, estatiche percezioni, echi divini.
Riaccostandosi alle sorgenti silenziose della propria interiorità, cerca di
percepire di nuovo il mistero dell’esistere racchiuso nell’obliato “canto del
principio” che “racconta la vita” (p. 13), per ritrovarvi le tracce
dell’invisibile, “frantumato volto, | perfetto per ognuno” (p. 26).
E, con le parole dei cinque
articolati componimenti, che formano questa breve raccolta monotematica, la
poetessa, dà vita ad un intreccio di riflessioni per creare una connessione di
significati, che partendo dalla finitezza dell’individuo conduca, non senza
tormento, alla strada per riavvicinarsi al divino. La consapevolezza della
propria imperfezione e della propria limitatezza umana la spinge a interrogare
“la ragione” (p. 11) – che sembra essere stata creata per avere dubbi –
sull’esistenza “di un dio | destinato al silenzio” (p. 15) anche al cospetto del
“figlio crocifisso”, del “kamikaze quasi fanciullo”, del “giovane semita | nel
delirio del fuoco” (p. 23), di fronte alle “guerre... | giuste e sante | nel suo
nome” (p. 26).
La limitatezza di questa
umanità è evidente; nonostante sia figlia di un Padre silenzioso, non sa nemmeno
ascoltare “i clamori” di “sbandieramenti di pace” perché è sempre schiava delle
ideologie, del tempo e degli eventi storici nei quali la propria esistenza si
consuma.
Innocenza Scerrotta Samà
indaga nella profondità della propria coscienza per far riemergere tutto quello
che è precipitato nell’oblio del suo vissuto e, solo, nell’universalità della
natura sembra trovare un originario legame con l’essenza dell’essere, un
appiglio per la comprensione del fine al quale l’esistere tende. In Dal
profondo, ultima composizione della silloge, questo tentativo di
comprensione la spinge ad intraprendere un cammino interiore per raggiungere un
equilibrio, tra certezze e incertezze, e un’apertura mentale per aprirsi al
mistero della fede con maggiore serenità.
La parola poetica - in questo
“universo” che “non conosce cenere d’oblio” (p. 19) e dove “cadono le favole |
come d’Icaro il volo” (p. 14) -, diventa l’elemento che offre la possibilità di
esorcizzare la finitezza, l’ambiguità umana racchiusa tra il bene e il male; e,
tenta di riscoprire quel fremito del divino silenzioso, senza lasciarsi
distrarre o affascinare da ciò che ne allontana.
L’anelito della poetessa è di
ritrovare, o, ritornare al silenzio, non “pesante” e non schiacciante nullità
ma, voce superstite del sempre, essenza prima perduta, dove l’io si dilata e
diventa un noi onnicomprensivo, un silenzio contemplativo dove riconoscersi e
trovare il segno pregnante della Presenza divina. Ed è in questo Silenzio che ha
la certezza di trovare le risposte alle sue domande sull’enigma che governa il
succedersi del vivere e del morire, dell’esserci e del non esserci.
| |
 |
Recensione |
|
Il peso del silenzio
|
|
poesia
|
|
| Autori |
| • | Innocenza Scerrotta Samà |
|
Edizione:
Edizioni Polistampa
Firenze 2004 |
|
| Prefazione di Giuseppe Panella - pp. 48 |
| prezzo: € 6,00 |
|
| Recensione a cura di |
| • | |
Pubblicata su:
Punto di Vista nr.45/2005
|
| |
|
|