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Dai testi presenti nella silloge L’anima e il suo doppio, di Nicoletta Conti, emerge, a tratti, un linguaggio robusto, che non conosce mezze misure o sotterfugi di comodo, a tratti, invece, si alleggerisce per indugiare nell’affannosa ricerca di lenire ferite vecchie e nuove.

Affiora, già dai primi componimenti, una spinta femminile erotico-emotiva complessa, che viene espressa attraverso le parole con urgenza e ineluttabilità. Termini precisi e netti definiscono svariate parti del corpo, che, nell’ambito del discorso poetico dell’autrice, assumono una doppia valenza: pregnanza simbolica e immediatezza di immagine. Ad esempio, le mani sono mostrate nell’atto di pregare, di afferrare qualcosa con forza oppure si chiudono diventando pugni, atteggiamenti che denotano rispettivamente speranza, voglia di possesso o di difesa; gli occhi, invece, a volte vedono, altre intravedono, altre ancora, sono completamente ciechi nei confronti delle cose e dell’intimo sentire; il corpo stesso, rappresentato nudo o vestito, succube sia del tempo che degli istinti naturali, sembra, affannosamente, ricercare un punto di contatto non solo con quel “Tu”, al quale la Conti si rivolge, ma anche con la propria anima, sentita sfuggente, al di sopra del cerchio dell’essere.

Le sfumature emozionali sono trasportate ad una dimensione materiale, carnale, per conferire loro caratteristiche più concrete attraverso analogie.

Il rapporto della poetessa con la figura maschile, con il mondo e con se stessa è in continua evoluzione, in continuo movimento, come è messo in evidenza dagli elementi liquidi: gocce, onde, bava... La staticità, la pausa, invece, è vissuta come “l’intervallo di silenzio” sospeso “tra una goccia di pioggia e l’altra” (p. 6) o come il tempo che serve per “mescolare i dadi” (p. 21). E, gli eventi, le cose, seguono e segnano percorsi non rettilinei, disegnando figure geometriche, angoli e curve, che aspirano a spezzare la presenza quotidiana dell’inquietudine nata da un rapporto amoroso ormai giunto al suo epilogo.

L’affanno del dolore, espresso o latente nei versi, tenta di guadagnarsi una dimensione di serenità; l’esorcizzazione, del malessere da esso provocato, viene sperimentata attraverso simboli (il numero sette, l’oro, l’incenso e la mirra) o imprigionandolo “fra le pieghe di un quaderno” (p. 26), ma, la sua efficacia non sembra in grado di donare l’oblio, ma solo la forza per “un pianto silenzioso”.

Nicoletta Conti affida alla poesia, di questa raccolta, il compito di scandagliare riflessi sfaccettati di se stessa – Irene “il sogno” e Ofelia “vittima innocente” –, affinché, la sua anima in cerca del “suo doppio” e della possibilità di esprimere “nell’incontro” la sua piena, consapevole femminilità, raggiunga e ottenga l’amore, quello vero.

Recensione
L’anima e il suo doppio
poesia 
Autori
Nicoletta Conti
Edizione:
Edizioni Nuove Scritture
Abbiategrasso 2003

Presentazione di Vincenzo Guarracino - pp. 48
prezzo: € 6,20

Recensione a cura di
Pubblicata su:
Punto di Vista nr.43/2005
 

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