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È poesia intimistica, quella che pervade la raccolta dalla duplice fisionomia e dal duplice contesto “L’eclissi del pensiero e Un amore mille volte” di Flavia Lepre. Un intimismo carico di misteriose valenze contrastanti che oscillano tra il sogno e la realtà, tra la voglia di vivere intensamente e il desiderio di annientamento. L’Io poetico sembra soggiogato da queste forze ambivalenti, in diversa misura, nel proseguo della raccolta. In essa si possono ravvisare due momenti portanti: una prima parte rende percepibile la consapevolezza dell’autrice di essere “Un enigma vivente” (p. 11), in cui, il dolore esce allo scoperto e le corrode l’anima facendo nascere in lei il desiderio impellente di morire; una seconda parte in cui l’aspirazione a ricevere l’amore e all’ amare prende il sopravvento su tutti gli altri sentimenti.

Nella sua mente i pensieri intrisi di ricordi, perdite, riflessioni alimentano la sofferenza che lascia affranta l’anima nell’oscurità di un baratro senza fine. Diventa compagno soltanto “un mondo di parole” che tenta di aprire “un varco” per trovare un sentiero meno penoso e difficile. Molto spesso, però, anche la penna diventa pesante nelle sue mani e le parole che si imprimono sul foglio richiamano pensieri, tanti pensieri che confondono lo spirito.

“Eclissare il pensiero” tormentoso, tramutandolo in silenzio, servirebbe a far tacere il dolore, non a dimenticare le emozioni, il sogno dell’Amore. L’amore, in molte delle poesie, vola in alto, riempiendo spazi vuoti con il brio vitale della passione che trasporta nel vortice dei sensi. Amare fino a ubriacarsi, annullare i parametri temporali e dopo l’estasi di avere amato “mille volte”, “in mille modi diversi” rendere quell’emozione sublime, “divina” (p. 35) lasciando cadere nel nonsenso il desiderio ardente del corpo dell’altro.

Essere pienamente donna, vuol dire, per la poetessa, trovare una ragione per non reclamare l’annullamento, per non voler essere trasformata in “una nuvola impalpabile”, vagante in un cielo illune in balia dei venti; vuol dire diventare cosciente che è nell’amore e nell’amare l’appiglio per fortificarsi, per sconfiggere la solitudine e la sensazione di nullità che affligge il suo spirito. Sapere, o pensare, di avere vissuto consola l’anima, anche se la malinconia diventa palpabile quando il presente diventa passato.

Flavia Lepre, ha la sensazione che il suo vissuto sbiadirà nel cielo già rosseggiante del tramonto, ma è proprio grazie alla poesia che è riuscita a fonderlo con sogno e verità, in versi dalla cadenza a tratti lenta a tratti irruente, rendendolo parola senza tempo.

Recensione
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