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La visione e la lettura del
volume curato da Paolo Borruto, permettono di avvicinare e conoscere in modo
esauriente non solo molti testi e i titoli della prolifica produzione poetica di
Licio Gelli – diluita nell’arco di quasi mezzo secolo –, ma anche approfondite
note critiche, recensioni e giudizi su di essa, nonché, testimonianze di
riconoscimenti conseguiti nel corso degli anni, culminati, nel 1996, nella sua
candidatura all’assegnazione del Premio Nobel per la letteratura. Il curatore,
nella Nota introduttiva, fa presente ulteriori motivazioni per le quali il
volume antologico è stato dato alle stampe, come quella di dare la possibilità
‘al lettore di accedere al meraviglioso mondo poetico gelliano...’. Mondo
racchiuso in trentaquattro libri – tra i quali: Poesie del silenzio, Miti nella
Poesia, Canzone per Wanda, Cantici, Poesie 1959-1999 (selezione di liriche
tratte da raccolte pubblicate in quarant’anni) ... – e costellato da molteplici
linee tematiche e da tante diverse finalità da risultare arduo definirne i
contorni in uno spazio scrittorio ristretto.
Una delle caratteristiche, più
costanti, della poesia di Licio Gelli, nel suo divenire, è la fedeltà ad un’idea
di bellezza ed eleganza che segue le orme della più ricercata tradizione lirica
italiana, nell’anelito di raggiungere un’armonia tra parola e significato. La
parola, prima di essere scritta, viene soppesata, ricercata, per affidare al suo
significato, più palese e più recondito, il compito di comunicare le sfumature
emotive presenti nei meandri dell’animo e della psiche del poeta nel momento
creativo. Diventa, inoltre, uno strumento che gli permette di operare una
profonda esplorazione dei tracciati più importanti della sua esistenza e dei
risvolti da essi apportati sia sul suo modo di essere sia su quello delle
persone con le quali ha condiviso e condivide il suo cammino.
Il verso – libero da
costrizioni metriche – di diversa lunghezza e ricco di musicalità anche per la
presenza di figure retoriche come l’anafora e l’allitterazione, acquista
immediatezza resa ancora più limpida in virtù della scelta lessicale effettuata.
Nascono così, strofe di bellezza visiva, dove gli elementi naturali e l’amore
per la donna amata, diventano soggetti ispiratori che si fondono:‘Anche il vento
mi regala profumi antichi | di legna arsa nel sole, di soffice cascata | di
ginestre in fiore. | E oggi, Wanda mia, | ti sento così teneramente viva nel mio
cuore, | come vorrei sorriderti come allora, | mentre mi porgevi dolcemente | le
prime viole di primavera’ (p. 31). Nascono, inoltre, passi in cui, i sentimenti
insiti in ogni uomo – la gioia, l’amarezza, la rabbia, il dolore, l’angoscia, lo
stupore... –, trovano la loro espressione più naturale. In alcune liriche
l’intensità espressiva diventa preghiera, invocazione di un uomo che si trova ad
affrontare momenti drammatici sia nell’ambito della vita privata sia nell’ambito
di quella pubblica. Momenti carichi di una tensione emotiva straripante si
ricompattano su fogli bianchi per trovare una via di fuga da una realtà
interiore oscurata dalle tempeste della vita e riaprire il cielo ‘chiuso nel suo
silenzio’ (p. 80), perché Licio Gelli, non è un poeta che si abbandona al dolore
ma è un poeta capace di rinascere dopo la sofferenza, di rinascere grazie alla
forza dell’Amore, che apre le ‘porte’ dell’infinito, le ‘porte’ dei valori veri,
le ‘porte’ della verità.
Un’atmosfera quasi magica,
irreale, emana da alcuni testi – Il cavaliere e la rosa (p. 34), Sfiorando con
la mano (p. 117), La ragazza del bosco (p. 279)... – di svariate raccolte;
figure mitologiche o nate dalla fantasia del poeta si delineano in spazi visivi
che sconfinano nel sogno e sono continuamente messe in circolo in un incessante
andirivieni tra passato e presente, tra presente e passato. Un andirivieni,
suggerito da evidenti influenze classiche o da eventi vissuti, e, soggetto sia
alla volontà di decifrare il significato nascosto del perché del loro
accadimento sia al bisogno di esprimere principi etici sotto la parvenza del
mito.
La meditazione sul già
vissuto, sia dovuto al fato o al condizionamento degli uomini – nonostante tutto
ciò che si trascina dietro –, non porta il poeta a sentire dentro di sé il
deserto, ma a scindere i momenti infelici da quelli felici, e, grazie ad essi
l’oscurità presente in molti versi viene trafitta dalla luce, il silenzio non è
più sinonimo del nulla, lo scorrere del tempo non è più motivo di inquietudine
ed egli può proseguire il suo percorso con disarmante serenità e pacatezza.
Da queste riflessioni e da
un’innata poeticità, i versi di Licio Gelli acquistano una suggestiva luminosità
capace di comunicare, senza ombre, i suoi pensieri più intimi, la sua
aspirazione ad un mondo più giusto, la sua consapevolezza della fragilità umana;
e, il discorso poetico diventa universale collocando il suo modo di essere non
tra gli eroi o i cavalieri cantati e raccontati nelle liriche, ma in una
dimensione terrena, uomo tra uomini, dove solo la speranza, la fede e l’amore
possono aiutare a superare gli ostacoli del vivere.
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Recensione |
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Licio Gelli poeta europeo
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saggistica
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| Autori |
| • | Paolo Borruto |
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Edizione:
Agar Editrice
Reggio Calabria 2004 |
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| Premessa di M.T. Liuzzo. Note di: N. Corsalini, S. Demarchi, N. Di Stefano Busà, G. Marzulli - pp. 640 |
| prezzo: € 50,00 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Punto di Vista nr.44/2005
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