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La dimensione urbana è il sostrato su cui si sviluppano e maturano i temi poetici della raccolta Nel giro dei giorni di Giovanni Giudice. La città con i suoi elementi, palazzi, piazze, strade, fontane e “le sue isole verdi” assolve una duplice funzione: è l’ambiente in cui nascono sensazioni legate alle peculiari caratteristiche del luogo; diventa una compagna con cui condividere le esperienze di vita quotidiana.

Nel posto dove si vive, infatti, avvengono i contatti con il mondo esterno e gli incontri con gli altri. Nascono amori, amicizie, situazioni emotive diverse che arricchiscono, giorno dopo giorno, la personalità del singolo.

Giovanni Giudice, trasporta in queste poesie, scritte in un decennio (1992-2002), momenti particolari che hanno inciso profondamente sul suo percorso di vita.

L’intensità di un’esperienza amorosa, da lui vissuta, anche se si riaffaccia quasi con timidezza dai suoi versi, riesce a far “coincidere | la vita piena con l’eroica morte” (p. 21), e a far nascere in lui la sensazione di poter “toccare l’assoluto”. Si intuisce però, che essa, coincide e si fonde con il reale solo per un breve “giro di giorni” e poi diventa ricordo. È un ricordo che proietta sprazzi di luce sul passato e ombre di rimpianti sul futuro, per tutto quello che poteva essere e non è stato.

La sensibilità del poeta, è riuscita a captare tutte le sfumature del paesaggio e dell’ambiente circostante; a rendere più intensi e variabili i colori del cielo e della terra. I versi si aprono a parole dense di colore, che entrando in simbiosi con i sentimenti, esprimono per mezzo delle diverse tonalità lo scorrere delle stagioni, l’intensità della luce diurna, e per riflesso, il mutare dei sentimenti e degli umori della sua anima.

Il cielo, azzurro o grigio, nuvoloso o sereno, diventa una tela su cui dipingere stati d’animo ma anche simbolo di spazi aperti verso i quali lo spirito è proteso; di spazi metafisici verso i quali si sente attratto per cercare di trovare risposte a domande sull’esistere.

La città è un piccolo universo, dove, le vicende della sua vita si susseguono, lasciando uno strascico di malinconia ma, anche, di dolore per le inevitabili perdite subite nel loro consumarsi. Gli occhi, di Giovanni Giudice, guardano i treni sfrecciare sulle rotaie, il sole ritornare dopo la pioggia, voli di uccelli sulla spiaggia e sul mare e percepisce l’inesorabile scorrere del tempo che rende l’esistenza un “mistero di vite parallele”.

I versi, di vario metro, sono lievi, sfiorano il pensiero e riescono a creare istantanee di luoghi e di emozioni, catturando attimi da lui vissuti. La punteggiatura è presente e usata con accortezza, per indicare pause e momenti di riflessione, i titoli delle poesie, quando sono presenti diventano un elemento comprensivo del testo.

Il titolo della raccolta, Nel giro dei giorni, rispecchia il tema del tempo, che presente anche al suo interno ed integrato agli altri, evidenzia che il poeta si pone dei quesiti, ma lascia alle poesie la libertà di esprimere il suo pensiero, senza il tormento di ottenere un’ unica, sola, vera risposta.

Recensione
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