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I singoli testi della raccolta Quel passo di danza, di Nevio Nigro, collegati da metafore ripetute costantemente, formano un canto unico e uniforme, nel quale, emerge, da parte del poeta, la percezione della vita, non come esistenza statica ma, come viaggio dinamico. Un viaggio, interiore e fisico, scandito da ritmi emotivi, a volte armonici altre disarmonici, dettati dai diversi momenti vissuti lungo il cammino. Spesso, la sua visione della realtà sembra perdere contorni definiti e sconfinare nel sogno (una caratteristica, della poesia di Nevio Nigro, evidenziata sia da Maria Luisa Spaziani nella prefazione che da Andrea Maia e Paolo Ruffilli nelle loro note critiche). In questo suo universo interiore prendono risalto soprattutto immagini di elementi naturali, cariche di simbolismo – le rose, la luna, il sole, il vento... – mentre, tutto ciò che non è legato ad esso assume un aspetto indefinito, sfumato, nel tentativo di arginare e mitigare le sofferenze del vivere.

Il poeta avverte, con forza, come l’incessante fluire del tempo sia l’artefice che scolpisce segni di cambiamenti sulle cose, e sull’anima di chi questi cambiamenti li vive. Solo nei ricordi restano tracce delle precedenti fisionomie dei corpi e delle emozioni provate in passato. L’incanto della giovinezza, la bellezza, la vitalità svaniscono o si trasformano, lasciando soltanto del rimpianto; giorni, ore, attimi si consumano facendo aumentare dentro di lui il senso dell’avanzare della sera che “Diviene perfino agognata | se mette una maschera lieta. | Se promette silenzio. | E se odora di mare” (p. 16).

Il mare è una presenza costante nei versi di questa silloge. Pacato e silenzioso sembra ascoltare i pensieri del poeta ed attendere, insieme a lui, che la sua sera – dopo l’alba e il tramonto – giunga e lo conduca per mano ad incontrare “la notte”. Proprio alla notte, emblema dell’oltre, è rivolto il suo sguardo. Nella sua non dimensione scorge labili proiezioni di ombre, memorie cristallizzate, che popolano i pensieri facendogli sentire più vicino colei che gli “fu amica” (p. 27) ed ora è già in quella notte “in cui scompare il tempo” (p. 52). Ed è il ricordo di una delicata figura femminile quello che lo accompagna nel suo viaggio; dalla sua presenza-assenza si sprigiona un sentire malinconico, unito ad un sottile rimpianto per i momenti affettivi condivisi, che effondono ancora nel suo essere sensazioni vivide, come quel bacio che “ritorna | insieme al batticuore” (p. 20). Il sentimento amoroso porta lo spirito a ricercare quella dimensione atemporale, dove il pensiero grazie al “potere del sogno” può annullare distanze, recuperare le assenze, superare i confini della parola urlata o vuota e raggiungere il calmo porto della notte.

Nevio Nigro volge lo sguardo al silenzio della propria interiorità e il suo linguaggio poetico, cadenzato dalla brevità dei versi, sembra farsi sempre più terso e intenso mentre avanza con serenità, quasi a passo di danza, verso una stagione nuova, una stagione senza tempo.

Recensione
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