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Parole e concetti si alternano con regolare cadenza, nella silloge Sui lembi del tempo di Laura Taccari, collegando i testi l’uno all’altro. La silloge si presenta con una struttura omogenea sottolineata anche dai brevi componimenti, i cui versi lunghi e distesi (ad eccezione di Castelli in aria) non superano il numero di tredici-quattordici. La presenza dell’anafora crea un’eco interna che porta in primo piano particolari del discorso che l’autrice intende evidenziare. E, chi legge può avvertire quanto sia importante per lei scrivere “della vita”, della sua vita, per fermare sulla carta le proprie emozioni legate a momenti emotivi di grande intensità – “Arano le rime effimeri pensieri come zolle pesanti | per te per noi per le pieghe stridenti di vita accaduta...” (p. 22) –. La scrittura sembra diventare gelosa custode del suo sentire più intimo, uno scrigno dove racchiudere sensazioni provate e ricordi più importanti, e forse, inconsciamente, i meno amari: “Odio che tu anche sia custodito qua e là | in queste pagine di privati versi...” (p. 39).

Prepotente affiora, dai versi, il desiderio della poetessa di volare, di librarsi in alto, per raggiungere spazi mentali (e fisici) aperti; spazi dilatati dove il peso dei pensieri e delle cose si possa dissolvere per lasciare posto ad una sensazione di levità e di armonia di forme. Il senso dello spazio, accentuato da espressioni come: “in alto... in basso... altrove”, si fonde con quello più rarefatto del tempo. I gesti fatti, le sensazioni provate sembrano galleggiare in un passato forse vicino, forse lontano, dove lo sguardo della mente può sbirciare “onde di pensiero” (p. 32).

Solo nei segni della sera, che “stempera i colori dispersi tra i raggi” (p. 14) e, che delinea il confine tra il giorno e la notte, metaforicamente tra la vita e la morte, i contorni del tempo sono colti da Laura Taccari con maggiore nitidezza. E non manca da parte sua sia la consapevolezza della precarietà della vita, sentita come sospesa Sui lembi del tempo, e, sia la consapevolezza che i momenti belli vissuti sono solo baluginanti “brividi” “di un sospiro eterno” (p. 35). Agli elementi naturali non attribuisce soltanto un valore metaforico ma, anche la capacità di agire da termini di paragone per i sentimenti più intimi, più coinvolgenti, più sconvolgenti (come l’amore) “...sei fatto di terra e fuoco di pietre e mari lontani...” (p. 30).

In alcuni testi, l’avvio dei versi – con “c’era, c’erano...” (Quasi metafore, Una sera) – tende ad acuire nel lettore la sensazione di una dimensione temporale indefinita, che sembra voler proiettare il vissuto della poetessa in un mondo fatto di fiabe, fiabe, però, non sempre a lieto fine.

Recensione
Sui lembi del tempo
poesia 
Autori
Laura Taccari
Edizione:
Edizioni del Leone
Spinea 2004

Prefazione di Guido Garufi - pp. 48
prezzo: € 5,00

Recensione a cura di
Pubblicata su:
Punto di Vista nr.46/2005
 

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