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Paolo Ruffilli evidenzia, nella poesia di Biagio Arixi, il valore insostituibile rappresentato dall’amore – al tempo stesso “gabbia” e “porta aperta” – “unico tramite con la pienezza e l’autenticità dell’esistenza”. Una “armonia” dei sentimenti che Maria Luisa Spaziani interpreta come “strenua purezza sentimentale”, ma che qualcuno potrebbe scambiare per “candore acritico” e quindi per “mancanza di scuola”. Giudizi con i quali concorda a sua volta Dario Bellezza, il quale, nel lodare la “felicità evangelica del dettato”, ne sottolinea il limpido vigore e la straordinaria fermezza, che nella poesia di Arixi “risorge vendicatrice di tutte le mode contemporaneee linguaiole e avanguardiste”.

Questa raccolta comprende liriche tratte da Amore: sale quotidiano (1979), Polvere nera (1980), Diverse giovinezze (1982), Violenza immaginaria (1984), Grandine (1986), Piacevole punizione (1989), Le vie del cuore (1996).

Un’ampia selezione che si conclude con quattro poesie inedite: Ero andato via senza spiegare, Pace, È tornato fedele come un cane, Parole tradotte in altre lingue. Una poesia sorniona e ironica – osservò Renato Minore – alla ricerca di un “interlocutore schierato dall’altra parte” al quale spiegare quanto sia necessaria “prima dei corsi superiori | la frequenza di quelli | elementari”: fu lo stesso poeta a enunciare questo concetto nella poesia Esperienze (in “Violenza immaginaria”).

Tutta giocata intorno al registro concettuale, espressivo e linguistico di fare chiarezza, di capire e farsi capire, quella di Arixi è una voce estremamente comunicativa, talmente aperta, “affabile e cordiale” – scrisse Antonio Porta – da sembrare “ingenua”. Una virtuosa e sapiente “ingenuità” che ha i suoi grandi maestri in Penna e Saba, anch’essi votati al culto della semplicità il che non significa gratuito “candore”.

Poesia “solare”, dunque, ma illuminata da un “sole minaccioso” che non maschera le insidie e i palpiti “della notte più buia” (da Inviti, sempre in “Violenza immaginaria”). È la fede nella poesia a sorreggere questa “passione impura”, le cui sofferenze coraggiose filtrano, neanche troppo occultate, fra le intime pieghe del pudico cuore dell’autore. Si badi, perciò, a non confondere l’ostinata e fiera “apertura” del poeta con una gioiosa spensieratezza. “Per me la vita è una lunga poesia”, aveva confessato in “Amore: sale quotidiano”.

Come traspare in chiusura di raccolta, una delle aspirazioni del poeta – che sembra poi corrispondere, in qualche modo, al suo modus vivendi – sarebbe potersi abbandonare liberamente, ovvero cedere, lasciarsi andare del tutto ad un tipo di “beatitudine” generata dal “sangue ribollente” di una “pelle infernale”. Insomma, fuor di metafora, è questa una poesia sublime che aspira alla purezza attraverso l’impurità, così come ci hanno insegnato i più grandi maestri della letteratura d’ogni tempo.

Recensione
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